A Saline la protesta della popolazione comincia a produrre risultati concreti. Il Comune ha bloccato i lavori della Solvay sul cantiere “Volterra”, gli amministratori provinciali prendono posizione contraria al Comune e si apre un confronto importante che coinvolge tutti gli attori, compreso la Regione Toscana e, naturalmente, la Solvay. Ricordo che il Consiglio Comunale di Volterra con una risoluzione approvata all’unanimità il 2 marzo 2011 aveva auspicato la riapertura di una trattativa sulla questione dello sfruttamento del salgemma da parte di Solvay e sulla condizione del fiume. Su questo blog potete trovare una documentazione completa sull’accordo Monopoli-Solvay.

 

Pubblico la determina dirigenziale del Comune che ferma i lavori della Solvay, una seconda determina dirigenziale a chiarimento (o modifica) della precedente, la pagina a pagamento pubblicata da Solvay sul Tirreno e La Nazione e un articolo del Tirreno riassuntivo della vicenda.

Determina n. 848

Determina a chiarimento della precedente 848

pagina a pagamento Solvay

 

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IL TIRRENO 1 dicembre 2011
L’apertura di un cantiere per il salgemma mette in crisi una convivenza vecchia di secoliGuerra del sale, un paese contro la Solvay«Troppe estrazioni, siamo un colabrodo». L’azienda: «Il centro abitato è al sicuro»

FRANCESCA SUGGI

 SALINE. Guerra del sale in Alta Valdicecina. Ragioni ambientali e la paura che il paese sprofondi nella morsa delle concessioni minerarie da una parte, questioni economiche e occupazionali dall’altra. Nel mezzo si muovono politici, comitati e un borgo che lancia un sos a colpi di striscioni. Qui Saline, frazione di Volterra, ring della lotta contro l’apertura di un cantiere per l’estrazione del salgemma.

Anime dello scontro la multinazionale belga Solvay con sede anche a Rosignano, che dal 1995 ha “ereditato” dai Monopoli di Stato tutte le concessioni per l’estrazione e lo sfruttamento del prodotto e il Comune di Volterra. L’amministrazione è riuscita, almeno per il momento, a bloccare il cratere nella zona dei Boschini di San Giovanni, a poco più di 200 metri dalle abitazioni, trovando un vizio procedurale. In ballo, comunque, duemila posti di lavoro tra personale diretto e indiretto, tra cui tanti giovani del territorio. Mentre la querelle scandita da carte bollate e avvocati è in corso, gli abitanti tutti alzano la voce. E tappezzano strade e palazzi di striscioni.

«Saline è un colabrodo. Non ci sono benefici diretti dati da questa attività serrata che invece sta togliendo tanto al paese. Quello che ci preoccupa tanto è il fenomeno della subsidenza, ci chiediamo se il terreno reggerà, oppure se il paese è destinato a sprofondare. Dove hanno già estratto, il suolo ha ceduto e si sono formati laghetti», spiegano dal Comitato in difesa dell’Alta Valdicecina che si è costituito proprio per portare avanti questa battaglia.

Tre le concessioni minerarie che tolgono il fiato al borgo. «Dove ci sono concessioni la legge vieta la costruzione di qualsiasi tipo di infrastrutture per decine di anni», continuano.

Dopo secoli di convivenza pacifica tra Saline e la sua ricchezza, quindi, scoppia la bomba di sale. E ci prova lo stesso colosso nato nel 1863 da Ernest Solvay, forte di quasi 17mila dipendenti nel mondo e un fatturato di 7 miliardi nel 2010, a rassicurare i cittadini: il cantiere dei Boschini è in regola, al’autorizzazione a disboscare l’ha data il Comune nell’agosto 2010, l’attività mineraria è stata approvata dalla Regione per 30 anni nel 2004.

«Il monitoraggio è continuo – scrivono – i cantieri sono confinati in una zona di sicurezza mai al di sotto di 200 metri e questo protegge l’abitato». Anche la subsidenza è sotto controllo, a detta loro con controlli continui. Più delicata è la questione impatto sociale ed ecomico. «Nello stabilimento di Rosignano sono impegnati in totale duemila lavoratori e non si può prescindere dal proseguimento dell’attività estrattiva in Valdicecina», spiegano. E rilanciano: «Per questo Solvay versa, in percentuali diverse, allo Stato e alla Regione una somma di circa 2 milioni di euro l’anno». E se il presente è una guerra del sale, in passato è proprio il vasto deposito di salgemma a rendere Saline un unicum in Italia. Una pellicola che si riavvolge e si ferma agli Etruschi, i primi che sfruttarono le sorgenti di acqua salata, dette Moie, che caratterizzano il sottosuolo della frazione industriale. Basta fermarsi al nome, scelto dal granduca Pietro Leopoldo quando nel 1787 costruì in zona nuovi stabilimenti per la produzione del sale. Tutti nel borgo conoscono la loro storia. Pure la data “13 ottobre 1995 firma della condanna a morte di Saline”, si legge in uno striscione. La data sancisce l’accordo siglato al Ministero delle finanze dai politici locali di allora e dalla Regione alla collaborazione tra Monopoli di Stato – che ha gestito l’estrazione e la produzione fino al 1974 – e la Solvay. Si decretò la cessione delle concessioni alla multinazionale con l’intensificazione dello sfruttamento fino a due milioni di tonnellate annue.

 

 

 

Importanti novità sulla vertenza Solvay a Saline
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2 pensieri su “Importanti novità sulla vertenza Solvay a Saline

  • 1 Dicembre 2011 alle 17:18
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    La determina è certamente buona cosa, la motivazione assai impegnata e ricca. Rimane il problema che tale motivazione si regge sostanzialemnte sulla illegittimità della concessione regionale, quindi su una materia di cui il Comune non è competente, e si espone quindi a impugnativa.
    Il problema deve risolverlo la Regione che ha la competenza in materia e che non ha neppure accolto l’invito unanime del Consiglio comunale a non impugnare la sentenza del TAR.
    Mi fa piacere che la Provincia sembri cambiare orientamento. Ma intanto anche lei cominci a intervenire sulle proprie competenze (prelievi dell’acqua dal fiume) facendo pagare cara l’acqua a chi non la restituisce al fiume e rispettando, nei periodi di siccità, la legge: prima vengano soddisfatte le esigenze idropotabili, poi quelle agricole, e per ultime quelle industriali. Adesso sta accadendo l’esatto contrario.

  • 1 Dicembre 2011 alle 19:29
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    Ti ho portato fuori strada per quanto riguarda la Provincia, perchè loro sono contrari alla decisione del Comune, non allo sfruttamento del cantiere Solvay.

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