Archivi del mese: maggio 2009

Artigianato

Lunedi 25 maggio, su richiesta dell’associazione Arte in Bottega, si è svolto l’incontro presso la sede della lista “LA SINISTRA PER VOLTERRA” con i soci dell’associazione ed il loro presidente Renato Casini, durante il quale abbiamo discusso delle prospettive del settore dell’ artigianato artistico, tema che ci preme profondamente e che tocca un po’ tutti in città.

Da diversi anni, sono nate nuove realtà artigianali che nel corso del tempo hanno cominciato a svilupparsi e ad affiancarsi a quelle storiche degli alabastrai, nonostante le enormi difficoltà ed ostacoli che si presentano a chi tenta di intraprendere questo difficile ed appassionante mestiere.

Il tema dell’artigianato è profondamente legato a quelli altrettanto fondamentali della Cultura, dell’Economia e del Turismo. Essenziale è capire quanto la realtà dell’artigianato sia peculiare ed unica, quanto sia necessario far di tutto per salvaguardarla e promuoverla, compito e dovere che un’ amministrazione deve assumere e fare proprio.

Ci deve essere la volontà forte di porsi obbiettivi ben precisi e soprattutto non vanno lasciati “soli” gli artigiani, ma vanno aiutati e sostenuti permettendo loro di svolgere al meglio la loro attività, senza farli sentire, come spesso purtroppo accade, elementi di disturbo, un peso inutile, non fruttuoso.

Un’amministrazione comunale deve capire quanto queste botteghe siano parte integrante del nostro tessuto urbano, quanto lo caratterizzino e differenzino da quello di molte altre belle città, quanto rappresentino un grande patrimonio artistico e culturale fondamentale per la città intera.

Non è così scontato e facile trovare, in una piccola città come la nostra, una tale concentrazione e varietà di botteghe artigianali, per questo si deve far di tutto per fare di ciò oggetto di assoluto vanto e prestigio.

E’ fondamentale quindi comprendere quanto il centro storico sia l’ambiente naturale in cui le botteghe devono crescere e svilupparsi e quanto queste siano capaci di restituire in termini d’immagine, di cultura e quindi di ritorno economico, donando alla città quell’aspetto unico e ricercato che buona parte dei visitatori trovano nei luoghi come il nostro ricchi di storia, di arte e poesia. La poesia del fare, del vivere del proprio lavoro e di quello che con le proprie mani si riesce a creare e a “regalare” agli occhi di chiunque entri nelle nostre botteghe e apprezza e capisce quanta ricerca, quanto studio e quanto estro, istinto e follia ci siano in ogni singolo pezzo prodotto, piccole parti di se stessi da cui a volte con dolore ci si separa.

Finora questi aspetti non sono mai stati affrontati con il giusto riguardo, sono state sottovalutate molte cose, si è preferito prendere strade più semplici e solo momentaneamente più redditizie. Adesso però ci troviamo con un centro storico “invaso” da attività prettamente commerciali, senza alcuna vera utilità per noi cittadini che la città la viviamo tutti i giorni, tutto l’anno, e che per questo cominciamo a sentire il disagio ed il fastidio che stanno creando le infinite pizzerie a taglio, bar, negozi che propongono tutti le stesse cose, borse, souvenir e oggetti di pseudo artigianato fatti e importati da altri luoghi: cose estranee alla nostra cultura e alle nostre tradizioni.

Il nostro centro storico, questo luogo privilegiato, purtroppo, si sta trasformando, omologandosi a tutti gli altri e costringendo certe attività, fatte di piccole cose ed antichi saperi, a trovarsi spazi alternativi, lontano dalle vie principali ormai occupate ed economicamente inarrivabili, costrette a rimanere nascoste, sempre in secondo piano, spesso sconosciute ai cittadini stessi.

L’amministrazione comunale dovrà quindi cercare di agevolare economicamente chi è in cerca di spazi in cui poter lavorare; di promuovere e creare un marchio delle botteghe Artigiane Volterrane che possa identificare e tutelare chi davvero vive di quel che produce; prevedere una segnaletica efficace e adeguata che agevoli una più facile individuazione di ogni singola bottega, laboratorio e studio artistico; ridonare decoro e giusta visibilità al nostro centro storico senza favorire certe zone piuttosto che altre; far sì che ogni zona venga egualmente raggiunta studiando un’ adeguata distribuzione di parcheggi dislocati in vari punti periferici della città ed un adeguato servizio navetta così da favorire un flusso il più possibile omogeneo in ogni parte ed evitare la concentrazione di turisti in sole due vie della città; “rieducare” in qualche modo il turista ed il cittadino stesso a guardare con occhi diversi tutto ciò che lo circonda, rieducare al gusto del bello e dell’insolito tornando a distinguere certi prodotti dalla miriade di merci che hanno invaso le nostre città e che ci hanno resi incapaci di riconoscere tecniche e materiali e incapaci di capire l’importanza di salvaguardare queste piccole produzioni, fatte di pezzi unici, non dozzinali.

Compito di noi tutti infine è tornare a “fare cultura” ripartendo dal basso, ripartendo dai giovani, dalla Scuola d’Arte, quella scuola che un tempo riusciva a trasmettere certi saperi, quella scuola che un tempo riusciva ad attrarre tanti giovani rendendoli capaci di trasformare in lavoro quelle che erano solo semplici passioni.

Ilaria Tognarini

La Sinistra per Volterra

Artigianato

Le pietre del centro storico di Volterra portano i segni delle civiltà che hanno reso grande la città dell’alabastro, pietra che ha dato vita ad una storia di arte e manualità che ancora oggi prosegue nelle botteghe impolverate, dove la nostra tradizione si perpetua di generazione in generazione.
Volterra non è solo icona della lavorazione dell’alabastro ma vive e si pregia anche di tante altre piccole attività artistiche, eredi delle arti e dei mestieri.
Importante in questo contesto è il ruolo svolto sul nostro territorio dall’associazione Arte in Bottega, che promuove e salvaguardia tutte le forme di arte e artigianato, che costituiscono il marchio di Volterra nel mondo.
Riteniamo indispensabile che l’amministrazione della nostra città sostenga economicamente e promuova, anziché considerare antieconomica, la diffusione delle tecniche di lavorazione tradizionali attraverso l’organizzazione di incontri, mostre e progetti didattici, nella convinzione che la vera ricchezza risiede nel trasmettere agli altri l’arte che questi nostri artisti esprimono.
Oggi i nostri artigiani sono lasciati soli a preoccuparsi di come sponsorizzare i loro lavori e riteniamo invece indispensabile un’azione di forte e convinta promozione di questo settore della nostra economia e del marchio “Alabastro in Volterra”, in un progetto unitario nel quale il Comune si spenda con tutte le forze, consapevole che il linguaggio dei nostri artisti è un veicolo di trasmissione di tutto il patrimonio storico e culturale della nostra città.
Tutto questo si può realizzare solo se il Comune, anziché considerare l’alabastro e le altre forme di arte e artigianato un settore di sola perdita, riuscisse a coglierne le potenzialità e il fermento.
A conferma di questo un’indagine di settore sull’alabastro ha stimato il fatturato nel 2008 in circa 6 milioni di euro.
Per questo La Sinistra per Volterra promuoverà una politica volta a permettere ai giovani di poter imparare antiche tradizioni e proporrà lo stanziamento di fondi utili agli artigiani affinché trasmettano il loro sapere alle nuove generazioni.
Di importanza fondamentale assume la Cassa di Risparmio di Volterra per la sua vocazione di banca del territorio e per il ruolo svolto a sostegno dell’artigianato locale, rendendo disponibili finanziamenti a tassi agevolati destinati a conferire liquidità e supportare investimenti.
Riteniamo però indispensabile che anche il Comune, per il ritorno di visibilità di cui tutta la città si avvantaggia, si faccia garante della banca per questi finanziamenti, permettendo così condizioni economiche di favore.
Di rilevanza particolare assume anche, da ora in poi, l’avvio della programmazione di spesa per i fondi Gal Etruria 2007-2013 (fondi europei), il cui ammontare si aggira intorno ai 5 milioni di euro per investimenti sui territori anche della provincia di Pisa tra cui Volterra.
Determinante sarà la scelta dell’amministrazione di come e dove concentrare queste risorse.

Irene Ricotti

Passato e Futuro

volterra-da-saline1Volterra è una meravigliosa città, di una bellezza unica e quasi misteriosa,come sospesa tra i millenni passati e il futuro. Volterra è al centro di uno splendido territorio, immersa in uno dei paesaggi più belli al mondo, senza tema di smentita. Salendo verso Volterra proveniendo da Cecina il profilo della città si staglia definito e sicuro, quasi staccandosi dall’orizzonte. Sembra indipendente dal resto, autonoma nella sua bellezza imperiosa e così si è tentati di pensarla tanto è bella, indipendente e sospesa tra passato e futuro.
E’ qui che risiede l’errore, risiede e si alimenta nel considerare Volterra come una realtà a parte, una realtà con evidenti e ormai cronici limiti verso un corretto sviluppo sociale ed economico che vengono visti da alcuni con ottica di rassegnazione come insormontabili, oppure come sin troppo facilmente risolvibili, magari senza una ricetta precisa ma soltanto con una gran forza di volontà.
Volterra e il suo territorio sono parte di un contesto più vasto, ormai di dimensioni globali, i fenomeni sociali ed economici che attraversano il mondo e l’Italia intera necessariamente stanno travolgendo anche la nostra città.
La crisi c’è, forte come mai si era sentita, figlia delle politiche liberiste degli ultimi venti anni; i suoi effetti, peraltro da molti previsti, si fanno sentire più forti sulle classi più deboli private quasi del tutto della protezione dello stato sociale. In nome della maggiore efficienza e della libera concorrenza i servizi pubblici sono stati pian piano smantellati affidandoli a potentati privati che perseguono solo il profitto. Ci hanno detto che non esistono più le classi sociali, ma questo non è vero, esiste oggi più che mai una classe di persone senza tutele e senza sicurezze, i precari. Siano essi ventenni che cercano la prima occupazione come quarantenni in cassa integrazione o migranti in fuga dalla miseria. La forbice tra chi è sempre più ricco e chi è sempre più povero si sta allargando ogni giorno di più.
Questi fenomeni esistono anche a Volterra, la crisi c’è e si sente anche da noi. Non si può pensare oggi ad un’amministrazione della città di Volterra che non tenga conto della realtà di tutto il paese, perché Volterra è fatta di lavoratori che hanno gli stessi problemi e le stesse angosce verso il futuro di tutti i lavoratori italiani; Volterra è fatta di studenti che vivono l’attacco in atto alla scuola pubblica con lo stesso disagio di tutti gli altri studenti italiani; così come è fatta di piccoli imprenditori ed artigiani che si trovano a fare i conti con la crisi economica giornalmente, come in tutto il paese.
Alla crisi vanno date risposte precise, risposte volte a diminuire le differenze sociali tra cittadini, risposte che perseguano l’uguaglianza e la solidarietà, la redistribuzione del reddito e la sicurezza di un futuro, la tutela dei diritti e la garanzia di servizi efficienti per tutti in una società più uguale e più giusta; queste sono risposte di sinistra.
E’ sbagliato pensare che si possa amministrare bene una città senza un disegno politico preciso e condiviso; si può stendere insieme un programma, ma non appena ci si troverà di fronte alla pur minima ed inevitabile modifica, senza un indirizzo politico che guidi la sua realizzazione esso si scontrerà con le differenze culturali e di opinione di chi è chiamato ad attuarlo. Per questo pensiamo che la lista civica non dia risposte reali ai problemi di Volterra, così come non ne ha date fino ad oggi e non ne darà il riformismo neoliberista che propone il partito democratico al quale, in fondo, interessa che tutto resti com’è. Occorre un ripensamento a sinistra dell’amministrazione della nostra città, occorrono politiche che prendano una posizione chiara, contro la Solvay ad esempio, così come contro la speculazione edilizia favorita invece dal nuovo piano strutturale, politiche che sviluppino un’economia sana ed equilibrata, che non sprechino risorse pubbliche ma le usino per moltiplicare la ricchezza del territorio per tutti i cittadini.

Enrico Rumori

Di nuovo sulla Solvay

pict0939La Val di Cecina ha risorse naturali, minerarie ed energetiche assolutamente preziose che nel 1996 l’allora sindaco Gabellieri, il deputato Brunale, gli altri sindaci della zona, il Presidente della Provincia di Pisa e un dirigente regionale, dato consenso unanime all’accordo Monopoli di Stato- Solvay, senza prima aver informato adeguatamente e recepito, come era doveroso, le opinioni e le sensibilità dei cittadini che rendono vivo e animano il nostri territorio, unici detentori e proprietari di queste risorse.
Con questo accordo in sostanza, i cittadini sono stati espropriati delle risorse di salgemma a favore della Solvay, divenuta unica padrona anche delle concessioni estrattive della ex Salina di Stato, oggi Atisale spa, con la differenza che la Solvay estrae 20 volte di più della salina e quindi consuma 20 volte di più l’acqua necessaria a disciogliere il salgemma, con conseguente evidente impoverimento del nostro fiume Cecina.
A niente sono valse le proteste suscitate da tale accordo e vane le promesse successive di “alleviare”i danni all’ambiente che ne sono scaturiti.
Ma il dato più sconcertante è il pretesto espresso da quel gruppo dirigente politico a giustificazione di tale manovra: l’occupazione in Salina.
Le sorti occupazionali dell’Atisale oggi sono purtroppo sotto gli occhi di tutti.
Questo accordo non ha previsto prescrizioni tassative circa la soluzione del problema idropotabile e quello occupazionale, non ha previsto a carico della Solvay l’obbligo a pena di decadenza delle concessioni estrattive del mantenimento del numero di occupati e non esistono clausole che impongano alla Solvay di assumere i dipendente in esubero e cassaintegrati dell’Atisale.
La Solvay non aveva dunque niente da dare con quell’accordo, gli è stato concesso tutto “senza se e senza ma”, senza che il territorio abbia ottenuto niente in cambio, né in termini di lavoro né di tutela dell’ambiente.
Con questo accordo servile e nella totale assenza di prospettiva politica, quel gruppo dirigente che ancora oggi si “affaccia”alla campagna elettorale del nostro Comune, ha fatto una scelta di campo: una scelta di campo sbagliata, contro il nostro territorio, contro i suoi cittadini e contro lo sviluppo occupazionale.
Non riteniamo sufficienti gli incontri di queste ultime settimane dell’amministrazione, Comunità Montana, Provincia e Regione sul problema; non basta parlare di “sinergie” e “concertazione”, è arrivato il momento, oggi, di dire in modo chiaro, ammettendo gli errori fatti, da che parte si vuole stare, quale interesse è preminente e da tutelare.
Noi la scelta l’abbiamo fatta: dalla parte dei lavoratori che più di tutti pagano queste scelte scellerate, dalla parte della tutela del nostro territorio e quindi di tutti noi.
Lavoreremo in questo senso per un’amministrazione scevra da soggezioni verso le grandi imprese e promuovendo al contempo uno sviluppo economico che lasci sul territorio ricchezza anziché povertà.

Irene Ricotti