Archivi del mese: luglio 2009

LA POLITICA DELLA LISTA CIVICA E LA CASA DI VETRO

Non è stato necessario attendere molto. Nel Consiglio comunale di Volterra del 16 luglio la lista civica “Uniti per Volterra” ha manifestato la sua vera natura politica. Lo ha fatto inequivocabilmente su due distinti punti all’ordine del giorno.

Sulla difficile situazione delle scuole di Volterra ed in particolare sulla IV ginnasio, il gruppo “Volterra Città Aperta” aveva presentato un documento che conteneva giudizi critici sui provvedimenti del governo in materia scolastica, provvedimenti fortemente avversati dal mondo della scuola e che sono la causa diretta delle difficoltà per l’apertura della classe IV° Ginnasio.

Il gruppo di maggioranza e il Sindaco Buselli, pur dichiarandosi d’accordo con le considerazioni riguardanti l’ambito locale, hanno respinto il documento con la motivazione che non si potevano esprimere giudizi negativi nei confronti del governo nazionale.

Sulle gravissime leggi razziste del governo – che stanno allarmando il mondo intero e che hanno indotto il presidente della Repubblica ad esprimere fortissime preoccupazioni in ordine alla loro legalità e conformità alla Costituzione – erano state presentate invece due distinte mozioni: una da parte del gruppo La Sinistra per Volterra e una da parte di Volterra Città Aperta.

Nel silenzio di quei consiglieri della lista civica che si dichiarano di sinistra, la capogruppo di maggioranza sig.ra Tonelli ha risposto al documento che ho presentato a nome della Sinistra per Volterra dichiarando che il Consiglio Comunale non si deve occupare di politica nazionale e internazionale avendo tanti problemi di Volterra di cui occuparsi.

A Rosa Dello Sbarba ha risposto, invece, l’Assessora Sonia Guarneri sostenendo che non è ancora possibile esprimere giudizi su questa legge perché bisogna aspettare che vengano emanati i decreti attuativi.

A questo punto è evidente che cade la conclamata trasversalità della lista civica, la quale sta invece manifestando la sua sudditanza nei confronti delle forze governative di centro destra. Del resto lo stesso argomento portato a giustificazione nei giorni successivi sulla stampa dalla lista civica, di non aver accettato di discutere sugli argomenti portati dalla minoranza per non far emergere le contraddizioni interne tra i suoi consiglieri, è la conferma che la lista civica non ha nessuna autonomia di giudizio rispetto al governo nazionale.

Se questo atteggiamento politico l’avevamo messo in conto e denunciato durante la campagna elettorale, non credevamo che la falsa trasversalità politica della lista civica avrebbe impedito al Consiglio Comunale, massima espressione politica della comunità locale, di discutere e di prendere posizione su norme riguardanti fondamentali principi etici e politici quali il razzismo che, sia in Italia che in Europa, hanno suscitato vivissimo allarme per la stessa tenuta della nostra democrazia.

Queste norme riguardano tutti noi e anche L’Amministrazione Comunale di Volterra che ha circa seicento cittadini stranieri regolarmente iscritti all’anagrafe della popolazione residente oltre a un centinaio di cittadini stranieri senza il permesso di soggiorno, persone tutte che ugualmente vivono e lavorano qui, con gradi diversi d’integrazione e che, nel caso degli “irregolari”, la legge attuale classifica come delinquenti.

Tutte queste persone hanno necessariamente bisogno di un rapporto con il Comune e con gli altri enti pubblici cittadini, in special modo coloro che non sono in regola con i documenti.

Non so proprio come farà la lista civica a conciliare questa realtà con le sue contraddizione interne. Noi del gruppo la Sinistra per Volterra presteremo molta attenzione a questi problemi e cercheremo ogni modo per essere solidali con questa parte più debole della popolazione.

Passiamo ora alla casa di vetro. Il Sindaco Buselli aveva affermato che una caratteristica essenziale del suo mandato sarebbe stata la trasparenza: “Il comune con me sarà una casa di vetro” aveva affermato durante i lavori del primo Consiglio Comunale, poi siamo arrivati ai fatti.

Nel Consiglio del 16 luglio, la consigliera Rosa dello Sbarba, in sede di interrogazione, ha chiesto al Sindaco se confermava le notizie da lei avute secondo le quali l’Amministrazione Comunale aveva assunto consulenti esterni e, se era vero, avrebbe avuto piacere di sapere i nomi degli assunti e per quali funzioni e con quali compensi. Non mi pareva una domanda difficile, ma il Sindaco Buselli ha preferito non rispondere subito e ha dichiarato che avrebbe risposto per iscritto tra venti giorni. E’ una procedura legittima, ma, escluso che il sindaco non fosse informato dei fatti, quale problema nasconde questo atteggiamento di sospensione dell’informazione nei confronti dei consiglieri comunali e della città? Certamente non è un atteggiamento da “casa di vetro”.

Durante i lavori dello stesso Consiglio siamo passati all’approvazione degli “indirizzi per le nomine dei rappresentanti del Comune presso enti, aziende e istituzioni”.

Di fronte ad un testo della maggioranza molto generico sui criteri, ho proposto, a nome della Sinistra per Volterra, di confermare la procedura seguita ormai da molti anni al Comune di Volterra secondo la quale le nomine erano precedute da un avviso pubblico, per consentire le candidature presentate da singoli cittadini o avanzate da associazioni o forze politiche, ferma restando la competenza esclusiva del Sindaco nella scelta finale, ma fatta, così, in maniera trasparente tra diverse candidature concorrenti.

Il Sindaco, motivando il rigetto della proposta, ha affermato che le nomine che dovrà formalizzare nei prossimi giorni, in particolare per il Santa Chiara, sono già state decise.

Allora c’è da domandarsi quale incidenza abbiano per il Sindaco gli indirizzi consiliari se, ancor prima che fossero approvati dal Consiglio, aveva già deciso le nomine. C’è da domandarsi quale sia la considerazione del Sindaco e della Giunta sul ruolo del Consiglio.

Certamente questo non è un atteggiamento da “casa di vetro”.

Danilo Cucini consigliere comunale di ” La Sinistra per Volterra”

ordine del giorno contro il razzismo presentato nel Consiglio del 16 luglio 2009

Per conto del gruppo “LA SINISTRA PER VOLTERRA propongo che sia inserito nel calendario del Consiglio Comunale del 16 luglio 2009 il seguente Ordine del giorno contro il razzismo

“Il consiglio approva il seguente appello alla cultura democratica europea contro il razzismo scritto da Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio nel testo seguente:

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.

Non sempre sono state però conosciute in tempo.

In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.

Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.

È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.

Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.

Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.

Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.

È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.

La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.

A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.

Il Consiglio, inoltre impegna il Sindaco di Volterra a convocare una conferenza delle Istituzioni pubbliche e private, delle forze politiche, delle organizzazioni dei lavoratori, delle associazioni delle categorie economiche, delle associazioni culturali e ricreative cittadine per una verifica degli effetti concreti delle nuove norme nel nostro tessuto sociale.

Danilo Cucini

consigliere comunale

DISOBBEDIAMO

Legge sulla sicurezza: disobbediamo Alex Zanotelli [3 Luglio 2009]

Il senato ha approvato il cosiddetto Pacchetto Sicurezza del ministro degli interni Maroni. Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba.
Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane [sono 60 milioni gli italiani che vivono all’estero!], ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo che noi italiani abbiamo subito un po’ ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni 23° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno [i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?], le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione e infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’emarginazione.
«Questo rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa – così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani – contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della
fede cristiana. Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l’invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles, California, quando nel 2006 si dibatteva negli Usa una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell’omelia del Mercoledì delle
ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d’Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d’ingiustizia e d’impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: «Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto» [Esodo 22,20].

POLITICA ANTIRAZZISTA

Quattro proposte per allacciare concretamente un legame con le diverse comunità di immigrati

Simone Oggionni Liberazione 14 luglio 2009

In molti hanno scritto in questi giorni a proposito del “pacchetto sicurezza” approvato dal Senato giovedì scorso. Le parole più forti e incisive le ha pronunciate padre Zanotelli, il quale ha dichiarato di «vergognarsi di essere italiano e di essere cristiano». E’ davvero difficile non vergognarsi di questo Paese senza memoria che sprofonda nelle paludi di una legislazione apertamente razzista. Ciò che più disarma e impaurisce è che essa registra il sentire comune, approva per via parlamentare (per la via di un Parlamento sempre più utilizzato come strumento di affermazione del potere privato del presidente del Consiglio) ciò che nella società è verità acquisita già da tempo: il migrante irregolare è, in quanto tale, criminale. Questa è la ratio profonda della legge. Cambia, rispetto al biennio 1937-38 (all’infamia delle leggi vessatorie nei confronti dei neri delle colonie e antisemite), il soggetto passivo della discriminazione, ma non la logica persecutoria e – essa sì – criminale. Come corollari di questa presunta e sconvolgente “verità”, il Senato ha approvato una serie di norme che rendono semplicemente aberrante la legge. Ne citiamo due, le più crudeli: il divieto dei matrimoni misti, e cioè la negazione del diritto di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione (proprio come nel 1937, quando il regime vietò il matrimonio degli italiani con i «sudditi delle colonie africane»); e il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere all’anagrafe i figli da loro stesse generati. Che Paese è quello in cui ciò accade (il disconoscimento così brutale della dignità dell’uomo) senza un moto di indignazione popolare? In cui non la sinistra e le sue organizzazioni politiche e sociali, ma la società nel suo complesso non è in grado di organizzare una reazione di massa che impedisca al presidente della Repubblica di compiere, se apponesse nei prossimi giorni la sua firma in calce alla legge, tecnicamente un colpo di Stato (giacché la legge è incostituzionale, e la firma del capo dello Stato in approvazione ad una legge incostituzionale – al di là del contenuto specifico della norma, che oggi vìola il nucleo di diritti fondamentali ma che domani potrebbe violare la stessa forma repubblicana dello Stato – farebbe venire meno il principio secondo il quale egli ha l’obbligo di opporre il suo veto a leggi costituzionalmente inopportune)? E’ un Paese assuefatto, come lo era alla vigilia della seconda guerra mondiale; e in cui il consenso popolare (elemento nodale, come ricordava Dino Greco su queste colonne) pazientemente conquistato dalle destre e dai poteri padronali legittima le peggiori aberrazioni del diritto. E’ un Paese che si riscopre fascista nel cuore profondo delle relazioni sociali, laddove l’istinto gerarchico che ne ha contraddistinto la storia (dalle imprese coloniali in Eritrea alla legislazione sui Rom) emerge in maniera prorompente, fornendo al razzismo – trasformato da «fatto di realtà» a cardine dell’ordine giuridico – un’ulteriore, decisiva, sanzione formale. Oggi non firmare questo nuovo Manifesto della razza significa impegnarsi in prima persona, assumere la lotta contro il “pacchetto sicurezza” come priorità assoluta. Propongo che il partito e l’organizzazione giovanile si facciano protagonisti di un coordinamento di tutte le forze antirazziste che dia vita immediatamente ad una campagna di massa contro questa barbarie, informando innanzitutto i migranti, nella loro lingua, del contenuto della legge. Ma è nei territori, laddove si può allacciare concretamente un legame con le diverse comunità di immigrati, che va dispiegata tutta la nostra capacità di mobilitazione. Avanzo quattro semplici proposte, consapevole della loro drammatica parzialità. La prima: utilizziamo alcuni dei nostri circoli, soprattutto nelle grandi città, come sportelli di consulenza e di aiuto concreto per i migranti, mettendo a disposizione le risorse che abbiamo e lavorando di concerto con gli uffici stranieri della Cgil. La seconda: organizziamo gruppi di vigilanza democratica nei quartieri densamente popolati da migranti per denunciare immediatamente gli episodi di violenza razzista, che crescono esponenzialmente a dispetto dei mezzi di informazione (che sovente li ignorano, al contrario che in tutti gli altri casi di violenza). E ancora: promuoviamo campagne di pressione su tutte le istituzioni locali, affinché si attivino sia per prendere le distanze pubblicamente dalla legislazione nazionale sia per promuovere direttamente azioni di resistenza (gli stessi sportelli di assistenza) e di controtendenza (agevolazioni per famiglie immigrate senza lavoro, l’inserimento del diritto di voto per i migranti negli Statuti comunali, provinciali e regionali). Infine, utilizziamo tutti gli spazi democratici della cultura e della formazione, a partire dalle Università, per rendere permanente la mobilitazione delle coscienze e dell’intelligenza critica del nostro Paese, l’unico argine (insieme forse alla Corte costituzionale, per le prerogative che le sono assegnate) al propagandarsi del virus razzista. In una società in cui è negata alla radice l’eguaglianza giuridica degli individui non c’è il minimo spazio politico per alcun tipo di rivendicazioni ulteriori sul piano economico e sociale, né per gli autoctoni né per i migranti, che dovremmo tutti iniziare a considerare parte decisiva della classe lavoratrice del nostro Paese. Oggi ad essere in pericolo, a monte dei posti di lavoro, della sicurezza e della stabilità salariale, è la civiltà. Anche per questo è tempo di calibrare l’obiettivo e cominciare a lavorare.

APPELLO CONTRO IL RAZZISMO

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Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.

Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

Presidente Napolitano, non firmi questa legge

Domenico Gallo

italia

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, in perfetta concordanza con la Costituzione italiana considera che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo. Sono questi i fondamenti dell’ordine costituzionale e della civiltà del diritto. Proprio questi fondamenti sono inesorabilmente travolti dal pacchetto sicurezza approvato ieri in via definitiva dal senato.
Con questo provvedimento sono state approvate una serie di misure persecutorie e discriminatorie nei confronti dei gruppi sociali più deboli, che nel nostro Paese non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. In modo mascherato sono stati riesumati istituti tipici delle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti (fra italiani e immigrati irregolari). Soprattutto nei confronti degli immigrati sono state articolate una serie di misure (reato di clandestinità, divieto di matrimonio, divieto di avere un’abitazione, ostacoli per l’accesso alle cure mediche, all’abitazione e per il trasferimento dei fondi alle proprie famiglie) che attentano all’intima dignità inerente a ciascun membro della famiglia umana e sono destinate a fare terra bruciata intorno ad una popolazione di centinaia di migliaia di persone, aprendo una sconcertante caccia all’uomo.
Queste misure persecutorie, per la loro gravità, superano persino quelle introdotte con le leggi razziali. Infatti le leggi razziali non sottraevano alle madri ebree i figli dalle stesse generate. L’Italia del 1938, sebbene piegata dalla dittatura fascista, non avrebbe mai potuto accettare un insulto così grave all’etica della famiglia, quale la scissione del suo nucleo fondamentale. Ed invece questo è proprio quello che succederà, attraverso il divieto imposto alla madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile. Non potendo essere riconosciuti, i figli saranno sottratti alle madri che li hanno generati e confiscati dallo Stato che li darà in adozione. Questa norma si pone al vertice delle misure discriminatorie del pacchetto sicurezza ed ha un grande valore simbolico, in quanto si tratta di una norma «ontologicamente ingiusta», che incarna un diritto completamente svincolato dalla giustizia.
Adesso che con l’ultimo voto al Senato si è compiuto il percorso parlamentare di questo mostruoso provvedimento siamo arrivati su una soglia al di là della quale c’è una trasformazione irreversibile della natura della Repubblica. Se la giustizia viene espulsa dal diritto, cambia la natura del diritto e si verifica un cambiamento del regime politico. In questo modo verrebbe cancellata per sempre la lezione del Novecento. Però questo mostro non è ancora diventato legge. Le garanzie previste dai Costituenti consentono di correggere questi abusi. Per questo, Presidente Napolitano, ti chiediamo di non firmare, di non promulgare questa legge. Risparmia al nostro paese il disonore di aver reintrodotto in Europa le leggi razziali e tradito il sacrificio della resistenza.

da il Manifesto 03/07/09

ESORDIO SCORCENTANTE


La minoranze consiliari di Volterra (che rappresentano oltre il 60% dei cittadini) sono interessate al buon funzionamento dell’Ente Comune, nell’ambito di un rapporto positivo con tutte le istituzioni della Val di Cecina. Le maggioranze che si sono formate con la recente tornata elettorale devono assumere su di sé i ruoli e le responsabilità che derivano loro dal consenso ottenuto dai cittadini, come le minoranze sono orientate a svolgere fino in fondo il proprio compito che è quello di vigilare per valorizzare le istituzioni rappresentative  come vera espressione della democrazia locale.

Partendo da questa premessa, è da condannare la conduzione da parte del Sindaco di Volterra della seduta di insediamento,  nella quale le minoranze hanno potuto parlare solo con difficoltà per le intimidazioni del folto pubblico, formato prevalentemente di simpatizzanti della lista del Sindaco.

Egli, per parte sua, oltre a non aver garantito di fatto il sereno svolgimento del Consiglio, come sarebbe stato suo preciso dovere, ha concluso la riunione chiamando e incoraggiando continuamente, durante il proprio intervento, gli applausi dei propri fans, come se si fosse trovato a fare un comizio ai suoi sostenitori.

Le minoranze consiliari sottolineano questi fatti perché ritengono che non debbano mai più ripetersi. Il Sindaco, il quale si è pubblicamente dichiarato “Sindaco di tutti”, deve garantire prima di tutto la serenità del Consiglio e, in esso, la libertà di parola che si tratti di interventi graditi o non graditi all’attuale maggioranza.

In particolare l’ indicazione che il Sindaco stesso ha dato di avere una Amministrazione che lavori con il metodo della trasparenza, usando anche la metafora della “casa di vetro”, deve trovare concretezza nel rapporto di informazione e discussione all’interno del Consiglio, perché è quello il luogo dell’informazione, il luogo della democrazia, il luogo della discussione e del confronto di tesi e opinioni.

Il primo infortunio occorso alla nuova Giunta di Volterra non è, come si vuol far credere un affare privato, ma un fatto che riguarda l’Amministrazione dal momento che gli assessori, una volta nominati, hanno un ruolo di cui rispondono al Consiglio, oltre che al Sindaco che li ha scelti. Sensibilità vera e vera trasparenza avrebbe voluto che si convocasse immediatamente almeno la riunione dei Capigruppo per portarli a conoscenza dei fatti, invece di farli informare dai giornali.

È da sottolineare, in particolare, che le dimissioni avanzate da Marrucci, a stare proprio al Tirreno, sono motivate da “ragioni politiche, che quindi non avrebbero nulla a che vedere con il suo essere più o meno “scomodo”, come pure scriveva il Tirreno qualche giorno fa.

Si tratta quindi, a maggior ragione, di un fatto che deve essere discusso e approfondito. Crediamo che l’importanza di una vicenda come questa non possa essere valutata dal solo Sindaco; come gruppi di opposizione non possiamo stare alle interpretazioni e ai “si dice”, ma dobbiamo essere messi in grado di fare le nostre autonome valutazioni.

Rosa Dello Sbarba Città aperta

Danilo Cucini La sinistra per Volterra

UN BELL’ESEMPIO DI POLITICA MUNICIPALISTICA

Quando parlo di chiusura municipalistica della lista civica sembra che io voglia fare un torto a quelli che, in buona fede, hanno la missione del bene supremo di Volterra.

Tuttavia, non posso fare a meno di denunciare un fatto concreto di politica municipalistica, che produrrà un danno certo in nome del bene supremo di Volterra.

Quest’anno non ci sono sufficienti iscritti alla quarta ginnasio e per scongiurare la chiusura della prima classe del liceo che cosa ti escogita il nostro sindaco? Chiede alla Cassa di Risparmio di Volterra di finanziare il trasferimento di un gruppo di giovani terremotati che dall’Aquila siano disposti a venire a studiare a Volterra facendoli iscrivere alla nostra quarta ginnasio.

La Cassa di Risparmio ci mette più fantasia e decide di lavorare immediatamente al progetto di salvataggio del Liceo di Volterra. Il progetto consiste nell’assegnazione di dodici borse di studio a studenti meritevoli residenti nelle settantacinque zone della Toscana dove opera la Cassa oppure residenti nelle zone terremotate dell’Abruzzo, naturalmente se disposti ad accettare di trasferirsi a Volterra e ad iscriversi alla quarta ginnasio.

Sono certo che nessuno dei benefattori volterrani si è domandato quanto un dono di questo genere sia gradito ai ragazzi e alla famiglie delle città toscane a noi vicine o a quelle dell’Abruzzo terremotato. No, nessuno di questi benefattori si è domandato se sarebbe contento di mandare suo figlio quattordicenne a studiare 500 chilometri lontano da casa, come se già non avesse subito il terremoto. Ma questo particolare non è importante perché loro hanno una missione da compiere che è il bene supremo di Volterra.

Segnalo questo bell’esempio di politica municipalistica messa in atto dalla maggioranza che governa il Comune con l’aiuto dalla Cassa di Risparmio di Volterra.

Questa politica a noi di Sinistra per Volterra non piace. Con gli ottantatremila euro del progetto si sarebbe potuto scegliere di aiutare le famiglie abruzzesi colpite dal terremoto oppure si sarebbe potuto scegliere di aiutare il liceo di Volterra a migliorare la sua offerta formativa e, di conseguenza, ad aumentare le iscrizioni. Mentre l’azione intrapresa denota una totale confusione e non risolve nessuno dei due problemi, né quello della continuità degli studi per gli studenti abruzzesi delle zone terremotate, né quello della crisi del liceo di Volterra che certamente è un problema di qualità dell’offerta formativa messa in crisi dai tagli governativi e dalla precarietà dell’insegnamento.

Danilo Cucini

consigliere comunale

LA SINISTRA PER VOLTERRA

DISCORSO AL CONSIGLIO DI GIOVEDI’ 25 GIUGNO 2009

Con il sindaco Marco Buselli non ci siamo conosciuti molto bene durante il mese di campagna elettorale. Ci siamo incontrati poche volte e naturalmente non c’è stato modo di scambiare opinioni politiche. A dire il vero io ne avrei avuto voglia, ma non si poteva fare in pubblico per quella benedetta storia che nella sua lista non ci doveva entrare la politica.

Preso dalla curiosità e dal bisogno di farmi un’opinione, sono andato su internet a vedere il suo blog e, tra molti articoli interessanti e non sempre condivisibili da parte mia sulla vita volterrana, ho trovato finalmente due piacevoli sorprese. Due citazioni, una di Antonio Gramsci e una di Giordano Bruno, autori scelti evidentemente come suoi capisaldi ideali.

Sono rimasto sorpreso e ho pensato d’iniziare il mio discorso con questa notazione perché così posso fare con sincerità gli auguri di buon lavoro al sindaco Marco Buselli, perché so che è un sindaco che rende omaggio a due martiri della libertà: Giordano Bruno ucciso dal Tribunale dell’Inquisizione cattolica, Antonio Gramsci ucciso dal carcere fascista.

Noi sappiamo quanto siano attuali e quanto bisogno ci sia oggi di questi riferimenti ideali.

Infatti, certamente le persone della mia parte politica non possono essere soddisfatte dei risultati elettorali delle ultime elezioni sia delle europee che delle amministrative. Ma credo, non solo quelle dalla mia parte, ma che anche tutte le persone democratiche e amanti della libertà guardano con preoccupazione all’affermarsi in Europa dei movimenti d’ispirazione nazista e xenofoba; devono guardare con preoccupazione all’aumento, in Italia, dei consensi popolari verso la Lega, che alimenta con le leggi razziali e organizza con le ronde il razzismo italiano.

Dall’altra parte, arretrano le forze politiche che si pongono in rappresentanza delle classi popolari e a difesa della democrazia e delle libertà, dimostrando che le nostre società sono malate di gravissimi problemi e di grandi deficit di rappresentanza politica. La crisi economica colpisce duramente le popolazioni più povere e queste o non riescono ad esprimersi adeguatamente in difesa dei loro interessi o addirittura accettano la soluzione loro indicata dalle classi dominanti, cioè la guerra tra poveri e contro i più deboli.

Le Istituzioni e anche il nostro Comune, in questa situazione, devono fare il massimo sforzo per rassicurare le persone che hanno perso il lavoro o che hanno visto il loro reddito ridursi drasticamente sotto il livello minimo di sussistenza.

So che c’è già una decisione della vecchia amministrazione che metteva a disposizione ventimila euro per questo scopo. Questi soldi sono pochissimi rispetto al bisogno reale, quindi vanno aumentati e poi vanno distribuiti subito, non tra qualche mese. Deve essere studiato il modo migliore per farlo, ma va fatto subito. Questa è una priorità non solo sociale, ma politica. Perché il Sindaco in questo caso, aiutando chi ha bisogno, esprime la solidarietà di tutta la città e restituisce così all’Istituzione Comune la sua funzione di rappresentanza democratica.

Aggiungo solo che in questa operazione non ci devono essere discriminazioni e mi riferisco a tante persone che anche da noi vivono come invisibili perché sono stranieri e qualcuno magari non in regola con il soggiorno. Ma lavorano per noi nelle campagne, nei boschi, nelle cucine dei ristoranti, nei cantieri; anch’essi rimangono senza lavoro e hanno diritto ad essere aiutati.

La seconda proposta politica che porto riguarda l’urbanistica.

Nella campagna elettorale tutti i gruppi politici hanno avuto parole critiche nei confronti del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico approvato di recente dalla precedente amm.ne comunale. Naturalmente ognuno ha messo accenti diversi; il mio gruppo politico è particolarmente determinato nel voler cambiare la filosofia del nuovo piano.

Anche su questo argomento si tratta di operare una scelta politica di fondo. Speculazione si, speculazione no. Noi confermiamo la nostra proposta di azzerare quel piano urbanistico, facendo una scelta politica chiara. Ora si è aggiunto un problema in più: la gestione da parte del Comune della legge regionale che approva il piano casa Berlusconi.

Questa materia è di fondamentale importanza per Volterra e ha implicazioni generali, che vanno dal benessere dei cittadini al mantenimento di un’economia turistica legata alla conservazione dell’ambiente e del paesaggio. Per questo mi permetto di avanzare al Sindaco e all’Assessore all’Urbanistica una proposta di lavoro in questo primo consiglio:

Chiedo la convocazione in tempi brevi, diciamo un mese, di una conferenza nazionale sull’argomento, organizzata dal Comune di Volterra, alla quale si dovrebbe chiedere di partecipare agli Enti Pubblici interessati (Regione, Provincia, Sovrintendenze ecc) e ad intellettuali e tecnici di competenze scientifiche riconosciute. Lo scopo della conferenza dovrebbe essere quello di acquisire pareri di sicura competenza sulle leggi fin qui fatte dal Comune e fornire indicazioni operative sulle possibili scelte future all’amministrazione. Tutto ciò prima di iniziare a rilasciare autorizzazioni a costruire in base al nuovo regolamento urbanistico.

La terza proposta su cui chiedo la massima attenzione del Sindaco e della sua maggioranza è quella che io chiamo la vertenza Solvay.

Non devo, in questa sede, dilungarmi troppo sulle motivazioni della mia proposta. Infatti, tra i colleghi consiglieri vedo, nel gruppo dell’opposizione Yuri Bettini, a cui tutti riconoscono l’impegno ambientalista e con il quale ho condiviso lunghi mesi di lotte popolari che riguardavano anche questo argomento. Nel gruppo di maggioranza vedo Fabio Bernardini.

Durante la campagna elettorale sono andato a portare la mia solidarietà agli operai dell’ATI sale che avevano ricevuto la lettera di cassa integrazione speciale e in quell’occasione ho consegnato loro un documento riassuntivo della storia dell’accordo Monopoli-Solvay e delle vicende successive, sia nelle attività delle amministrazioni, sia nelle fabbriche interessate. Quel documento l’aveva scritto Fabio Bernardini, quindi potrà essere lui ad illustrare al Consiglio tutta la vicenda con maggiore competenza.

Noi dobbiamo interessarci con urgenza di questo argomento per non perdere definitivamente la Salina e per chiudere un capitolo politico negativo di scelte sbagliate fatte nel passato nei confronti dello sfruttamento indiscriminato della ricchezza del nostro sottosuolo e nei confronti della rapina dell’acqua del Cecina ad opera della multinazionale Solvay.

Queste sono le richieste immediate di lavoro che fa l’opposizione della Sinistra per Volterra alla maggioranza e al Sindaco Marco Buselli.

Non riesco ad appassionarmi né alle caratteristiche personali di coloro che il Sindaco ha scelto come collaboratori in giunta né all’incontro estemporaneo del Sindaco con il ministro nostrano del governo Berlusconi. A proposito di Altero Matteoli sarei comunque curioso di sapere che cosa ha potuto promettere sulla strada regionale 68, se la materia delle strade regionali è di competenza delle regioni. Dalle numerose pagine pubblicate sull’argomento, non si riesce a capire niente. Forse qui il sindaco ci potrebbe aiutare.

Quando mi sono candidato, pensavo che avrei fatto l’opposizione ad un altro gruppo politico. E In quest’occasione certamente avrei detto parole diverse sulle responsabilità delle scelte politiche degli ultimi quindici anni a Volterra e in Val di Cecina. Tuttavia avrei indicato al Consiglio le stesse priorità e avrei avanzato le stesse proposte.

Questa nuova situazione, inedita per Volterra, mi spiazza e naturalmente rimango ad aspettare concreti atti di amministrazione e concrete scelte politiche. Credo che non tarderanno a venire risposte, anche alle mie domande, da parte della maggioranza.

“La Sinistra per Volterra” eserciterà il suo ruolo di opposizione nel Consiglio Comunale e continuerà a riunirsi e a lavorare con tutte le persone che vorranno contribuire alla soluzione dei problemi di politica locale

e vorranno dare un contributo al progetto di riorganizzazione e riunificazione della sinistra volterrana dispersa.

Agli elettori che ci hanno votato esprimo un ringraziamento sentito e garantisco loro di rappresentarli nel modo migliore nel lavoro delle istituzioni comunali