Archivi del mese: gennaio 2010

Consiglio Comunale aperto – Irene Ricotti

POGGIO ALLE CROCI

Andando a rivedere le linee programmatiche di questa amministrazione in tema di urbanistica ed edilizia si legge un vostro giudizio negativo sul Regolamento Urbanistico approvato dalla precedente amministrazione ad aprile 2009 anche se non si ritrova poi una vostra idea politica su questa materia.

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Consiglio Comunale aperto – Enrico Rumori

POGGIO ALLE CROCI

L’O.P. di Volterra, sul finire degli anni ’20 stava entrando nel suo periodo di massima espansione, i motivi sono quelli mai abbastanza tristemente noti che causarono la crescita vertiginosa dell’ internamento manicomiale nei primi 40 anni del ‘900; non è questa l’occasione per affrontare l’argomento, ma un’analisi di alcuni aspetti di quel periodo non può essere trascurata nell’affrontare il tema di questa discussione.

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DA CASA ALLE MONACHE A POGGIO ALLE CROCI

Del progetto di Casa alle Monache ne abbiamo discusso nella Commissione Consiliare “Assetto del Territorio” dove ho manifestato il mio totale disaccordo con il progetto, perché fuori da ogni logica urbanistica e deturpante un’area della campagna volterrana preservata fin qui come “cannocchiale” della città.

Ne abbiamo discusso in Consiglio Comunale dove le mie osservazioni hanno trovato l’indifferenza di tutti gli altri gruppi consiliari, che si sono trincerati dietro al paravento che l’approvazione del progetto era obbligata dalle regole urbanistiche emanate dalla precedente amministrazione.

Ho affisso manifesti per le vie della città di Volterra e finalmente, dalla Provincia, non so da quale ufficio, è partita una richiesta di chiarimenti rivolta al Sindaco di Volterra.

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Avanti arditi!

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A Rosarno hanno fatto tesoro delle indicazioni del ministro dell’interno. Disse Maroni il primo febbraio 2009: «Per contrastare l’immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti, ma cattivi, determinati». Ora suppongo che le squadracce di Rosarno si siano riunite, prima delle loro azioni. Siamo nel giusto?, si saranno chiesti gli arditi degli agrari. Poi, ricordate le parole del ministro, chissà, si saranno sentiti meglio. «Cattivi e determinati», ha detto lui. «La gente imbraccia i fucili», scrive il Corriere della Sera. Non fa una piega, e la prossima volta che qualcuno ci fa la solita lezioncina sui cattivi maestri sarà bene ricordarsene. Del resto, il ministro dell’Interno ha più volte ribadito il concetto. Disse a Pontida: «Noi vogliamo consentire ai cittadini di partecipare. Le abbiamo chiamate associazioni di volontari per la sicurezza. Ci hanno risposto che vogliamo le ronde. Ebbene sì, vogliamo le ronde! Chiamiamole col loro nome, non abbiamo paura delle parole». Ebbene sì, hanno detto anche a Rosarno. Ma anche noi siamo gente concreta, che non ha paura delle parole, e sappiamo chiamare le cose con il loro nome. Questa in italiano si chiama istigazione (traduco: istigasiùn).
Del resto il partito del ministro dell’interno ha tra le sue fila alcuni condannati per istigazione all’odio razziale, e questo rende come minimo inopportuno che quel ministero sia affidato alla Lega. Che poi i padani al governo vogliano difendere i cittadini calabresi è davvero strabiliante, visto il loro rispetto per la gente del sud. «Senti che puzza scappano anche i cani / stanno arrivando i napoletani», canta allegramente un deputato europeo leghista, tale Salvini, immortalato per i posteri (e i napoletani) su YouTube. Insomma, il linguaggio è da squadristi, gli arditi sul campo fanno parlare il sor randello, gli agrari e i terratenientes festeggiano la lezione impartita agli schiavi. Vi ricorda qualcosa? Mavalà! Benvenuti negli anni Dieci.

di Alessandro Robecchi
Il Manifesto 10 gennaio 2010

Saviano: africani coraggiosi contro le mafie

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«La rivolta di Rosarno è la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie», per questo secondo quello che dice Roberto Saviano  sono più coraggiosi di noi e non vanno criminalizzati ma scelti come alleati contro l’illegalità. «La prima – ricorda ancora Saviano  – ci fu a Villa Literno nel 1989, la seconda a Castelvolturno nel 2008 e le ultime due a Rosarno, sempre in seguito ad aggressioni subite da membri della comunità africana. Gli immigrati sembrano avere un coraggio contro le mafie che gli italiani hanno perso poichè per loro contrastare le organizzazioni criminali è questione di vita o di morte. E qualunque sia la nostra opinione sulle modalità della rivolta è necessario comprendere che ad essersi ribellata è la parte sana della comunità africana che non accetta compromessi con la ‘ndrangheta».
Per l’autore di Gomorra «gli immigrati che protestano sono nostri alleati nella battaglia all’illegalità e non dovremmo criminalizzarli. Mi piace sottolineare, a questo proposito, ancora una volta, che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere.»

da L’Unità 08 gennaio 2010