Archivi del mese: febbraio 2010

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI

“LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI” – MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO L’ILLEGITTIMA IMPUNITA’.

PPUNTAMENTO A ROMA, SABATO 27 FEBBRAIO 2010, ORE 14.30, PIAZZA DEL POPOLO

http://www.youtube.com/watch?v=9FG_M9SsxIs

Camilleri, Hack, Flores d’Arcais: “No all’illegittima impunità, tutti in piazza il 27 febbraio”

Pubblichiamo l’appello inviato da Andrea Camilleri, Margherita Hack e Paolo Flores d’Arcais a 120 personalità del mondo della scienza, della cultura e dello spettacolo perchè aderiscano alla manifestazione del “popolo viola” contro il legittimo impedimento.

Per sabato 27 febbraio numerosi siti del “popolo viola” hanno indetto manifestazioni in numerose città italiane (l’appuntamento principale sarà a Roma, piazza del Popolo, dalle ore 14), con lo slogan “la legge è eguale per tutti” e la volontà di opporsi alla “illegittima impunità” che la legge berlusconiana ad personas sul “legittimo impedimento” imporrà al paese, stravolgendo la Costituzione.

I promotori hanno rivolto un accorato appello: “invitiamo tutti gli esponenti della cultura e dell’informazione, della scienza e dello spettacolo, delle forze democratiche e del lavoro, ad aderire e partecipare alla nostra nuova iniziativa”.

Di fronte al drammatico degrado dell’Italia, il “Bel Paese” che un malo governo sta riducendo a macerie morali, istituzionali, culturali, sociali, economiche, calpestando la Costituzione repubblicana anziché realizzarla, crediamo nostro elementare dovere aderire con il massimo dell’impegno.

Speriamo che siano tante, tantissime, una crescente “valanga”, le adesioni nei prossimi giorni di scienziati e scrittori, intellettuali e protagonisti dello spettacolo, che con la loro indignazione e passione democratica sapranno difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, a conferma di una “società civile” degna dell’aggettivo, che non si piega né rassegna alla marcia totalitaria di un regime orwelliano.

Andrea Camilleri
Margherita Hack
Paolo Flores d’Arcais

(12 febbraio 2010)

INTERROGAZIONE AL SINDACO E SUA RISPOSTA SU ALTAIR E URBANISTICA

Applicazione delle norme del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico nella frazione di Saline di Volterra in rapporto alla presenza della fabbrica chimica ALTAIR.

Ho avuto notizia da alcuni cittadini e da alcuni studi professionali della frazione di Saline di Volterra che sarebbero sorte difficoltà nell’applicazione della normativa del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico nella frazione di Saline.

I problemi deriverebbero dalla presenza, a Saline, della fabbrica chimica ALTAIR, considerata impianto a rischio di incidente rilevante  in base alla “Direttiva Severo II” e, per questo, non sarebbe possibile autorizzare nuove costruzioni per residenza nel raggio di 1200 metri dall’impianto. Continua la lettura di INTERROGAZIONE AL SINDACO E SUA RISPOSTA SU ALTAIR E URBANISTICA

“Non dente per dente,ma testa per dente”

La frase che fa da titolo,è una delle “celebri” frasi del generale Mario Robotti,comandante dell’XI corpo d’armata italiano in Slovenia nel 1942, oltre alla ben più conosciuta…” si ammazza troppo poco” del generale Roatta, comandante della 2^ armata italiana.

Come ANPI vogliamo porre fine alle tante polemiche lette in queste ultime settimane, sul giornale volterrano “La Spalletta”, in seguito alla cosiddetta Giornata del Ricordo del 10 febbraio, dedicata alla tragedia delle Foibe.

Ebbene ribadiamo con forza che l’atto del ricordo è un atto di carità e di giustizia verso individui o popoli, vittime a volte scomparse e cancellate nel silenzio e nell’oscurità della storia universale. La memoria è in questo senso una resistenza a questa violenza, una protezione dei deboli e degli indifesi dall’annientamento e dall’oblio.Ma la memoria è pure il fondamento di ogni identità individuale e collettiva, che si sviluppa sulla conoscenza di se stessi, anche nelle proprie contraddizioni e dei propri limiti. Non si costruisce il futuro se si smarrisce il proprio passato e il senso del cammino percorso, o peggio se si vogliono adattare situazioni di comodo, per imporre la propria “verità”.Per molti studiosi, per molti ricercatori e molti appassionati, le relazioni delle commissioni d’inchiesta sui crimini di guerra istituite dopo la fine del conflitto dai governi di Belgrado, di Tirana e di Atene presentano un linguaggio familiare: rappresaglie contro i civili, esecuzioni sommarie, incendi di villaggi, rastrellamenti, deportazioni, saccheggi… rinviano all’Italia del 1943-45 occupata dai tedeschi, dove alla forza crescente del movimento partigiano si contrappone la violenza repressiva e sanguinaria della Wehrmacht. Nelle relazioni jugoslave o greche, però, cambiano i ruoli dei protagonisti: gli occupanti che reagiscono alla guerriglia, attaccando la popolazione civile non sono soltanto reparti di SS o di Alpenjager, ma militi dei Granatieri di Sardegna, alpini della Taurinense, miliziani delle Camicie Nere; e i nomi che ricorrono, accanto a quelli marziali dei marescialli germanici, hanno il suono tutto italiano dei Gambara, dei Bastianini,dei Robotti, dei Pirzio Biroli, dei Grazioli, dei Roatta.

Allora che cosa è successo? Rilettura del passato ad uso propagandistico, maturato nell’atmosfera della nascente guerra fredda? Ribaltamento strumentale dei ruoli storici? Esagerazioni polemiche da parte di un paese che doveva nascondere le colpe delle foibe? Al di là delle sempre necessarie prudenze storiografiche, la realtà di una politica occupazionista che non risparmia i civili e fucila senza processi resta in tutta la sua drammaticità: la documentano le circolari del regio esercito che prescrivono le modalità della repressione, le dichiarazioni di alti esponenti politici e militari, i registri dei campi di internamento per slavi, i manifesti bilingue che minacciano i “banditi” della Dalmazia, del Montenegro, della Slovenia, dell’ Albania e della Grecia. La documentano le richieste di estradizione inoltrate dalla commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra, le tante lettere di soldati dal fronte, che mescolano miseria per la propria condizione e furore verso il nemico, la documentano gli imbarazzi e le reticenze del governo di Roma, le troppe pagine di controdeduzioni scritte dagli accusati, le consultazioni preoccupate fra le diverse sedi diplomatiche, le pagine di diari sofferte, i tentativi di rimozione e insabbiamento.

E’ successo insomma, che dal giugno 1940 al settembre 1943, gli italiani hanno combattuto la stessa guerra d’aggressione della Germania nazista ma, subito dopo, hanno voluto dimenticarla e l’hanno rimossa dalla propria coscienza nazionale: una reazione per superare il peso di un passato ingombrante e, insieme, una scelta politica precisa, per scagionare il paese dalle responsabilità dell’Asse e restituirgli una sorta di verginità morale. L’Italia repubblicana ha volutamente dimenticato l’Italia imperiale, quella all’ombra del Reich, quella che ha attaccato la Francia, trasformato la Slovenia in provincia e la Dalmazia in governatorato, occupato il Montenegro, la Grecia, le Isole ionie ed egee; ha dimenticato di dire che la ritirata da un paese nemico presuppone una precedente avanzata e un relativo modello occupazionale, presentando la campagna di Russia, la sacca del Don e l’odissea dell’Armir come episodi eroici dei soldati italiani brava gente. Cosa dire poi sulla politica coloniale in Africa, della riconquista della Libia negli anni venti, dell’occupazione dell’Etiopia ?

In realtà, “dimenticare” non è termine corretto: ciò che è stato rimosso è la modalità dell’occupazione, la guerra combattuta in regioni dove gli italiani erano percepiti dalla popolazione come aggressori e come tali contrastati, modalità di guerra dure e spietate, che in Grecia erano rese ancora più drammatiche dalla penuria alimentare e in Jugoslavia dai feroci contrasti etnico-politici che contrapponevano ustascia, cetnici e titoisti.

Ad assicurare il meccanismo della rimozione delle colpe è intervenuto lo stereotipo rassicurante e autoassolutorio dell’italiano bravo soldato, fondamentalmente buono, persino un po’ mammone, un’autorappresentazione collettiva ormai sedimentata nella coscienza nazionale, che in Africa prestava un’opera pacifica e laboriosa di civilizzazione e in Grecia, come nel film di Salvatores “Mediterraneo”, fraternizzava con la popolazione giocando a carte con i vecchi e a pallone con i ragazzini, ballando il sirtaki, affrescando le chiese.

Questo stereotipo rassicurante si è autoalimentato dopo l’armistizio dell’8 settembre, nel confronto con la violenza germanica. Le stragi sistematiche commesse dal nazismo hanno permesso di relativizzare le nostre colpe. Il bieco teutonico di risorgimentale memoria è diventato il camerata che ha eseguito gli ordini più efferati con meccanica obbedienza, che a Sant’Anna di Stazzema e a Marzabotto ha massacrato senza pietà e senza rimorsi donne e bambini, che ha ammassato nei carri bestiame gli ebrei ma, di fronte ad Auschwitz, scompaiono le colpe dei campi di internamento italiani di Arbe o di Gonars, così come di fronte alla Fosse Ardeatine, alla Benedica, a Caiazzo, scompaiono i villaggi sconosciuti ed introvabili di Vrebac, di Kastoria,di Trikaba, messi a ferro e fuoco dalle nostre truppe.Erano italiani quelli che arrestavano gli ebrei, erano fascisti italiani, quelli che accompagnavano i soldati tedeschi nelle case dei contadini per le rappresaglie.

Inadeguati e fuorvianti per comprendere il passato, i miti e gli stereotipi sono però utilissimi per capire l’epoca nella quale si sono prodotti: la rielaborazione della memoria è infatti l’atto costitutivo di una generazione, in questo senso “italiani brava gente” è un tassello centrale nelle ricostruzione del passato nazionale, quale va definendosi negli anni compresi tra la caduta del fascismo e la promulgazione della Costituzione repubblicana.

Questa rielaborazione, che evita di fare i conti con il passato, è funzionale a tutta la classe dirigente dell’Italia post-bellica; una lettura assolutoria del Ventennio, che attribuisca tutta la responsabilità al fascismo omettendo tutte le complicità e che permette di far transitare da un prima a un dopo, senza traumi, senza epurazioni, senza colpe. Rimozione di tutto ciò che riguarda le campagne d’aggressione e la sconfitta,diventano così “indicibili” le foibe e le migliaia di profughi giuliano-dalmati, immagine stessa della guerra persa, si tace dell’occupazione dei Balcani e della Grecia, non si parla degli italiani prigionieri di inglesi, francesi, americani e russi. Ancor più non si deve parlare di crimini e criminali di guerra.

Dal punto di vista del realismo politico si arriva a teorizzare il cosiddetto baratto delle colpe: un’ondata di processi contro i criminali tedeschi sarebbe un fatale boomerang perché solleverebbe la questione dei criminali italiani. Quindi la parola d’ordine è occultare.

695 fascicoli processuali sui crimini nazifascismi vengono provvisoriamente riposti nella sede della Procura militare a Roma, in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi e li rimarranno fino al 1994!!

Per non essere giudicata, l’Italia rinuncia a giudicare!!!

Nessuno ha più interesse a sollevare la questione dei crimini di guerra: non l’Occidente negli anni cinquanta, che metterebbe in crisi il reinserimento della Germania federale nel suo schieramento geopolitica; non la Jugoslavia, che dopo la rottura tra Tito e Stalin è diventata interlocutore dell’ Europa democratica; non l’Italia, che ha costruito la propria normalizzazione sulla rinuncia a fare i conti con il passato.

I crimini sono troppo scomodi per il presente: meglio lasciarli senza giustizia e senza memoria, così ognuno potrà gridare la sua verità di comodo e non ci idignamo più, nemmeno di fronte ai tanti e nuovi rigurgiti di fascismo, quello peggiore,  più bieco e ignorante.

L’ANPI però e qui, tra la gente, con la volontà mai domata di impegnarsi per l’affermazione della memoria e della verità storica, anche in questo momento, nel Paese dell’illegalità legalizzata e della giustizia privatizzata, nel Paese che gronda lacrime e sangue in questa seconda repubblica, nata dalle stragi e dalle trattative Stato – mafia, in questo Paese dove anche la Rai si scusa per l’interruzione; “ la libertà d’informazione riprenderà appena torneremo in una democrazia liberale, grazie”.

ANPI Sez. di Volterra

FOIBE

http://www.storiaxxisecolo.it/DOSSIER/Dossier1a8.htm

http://www.youtube.com/watch?v=OS7j_SGuWEw

Giornata del Ricordo: 10 febbraio. Poco prima, Giornata della Memoria: 27 gennaio. Innanzi tutto, mi si lasci dire che appare davvero difficile da accettare il paragone tra un fatto storico come la Shoa, che ha una sua unicità terribile nella vicenda dell’umanità, e una serie di eventi che certamente tragici, rientrano tra le “normali”, per quanto variamente efferate, vicissitudini dei conflitti bellici. In secondo luogo, posso aggiungere che questo proliferare di memorie obbligate e “condivise” (altre proposte di leggi e leggine si annunciano o si richiedono per istituirne, finché avremo un calendario senza più un giorno libero) sta rendendo stucchevole ogni ricordo? E lo sta mercificando e banalizzando? Continua la lettura di FOIBE

BREVE RESOCONTO DEI LAVORI DEL CONSIGLIO

CONSIGLIO COMUNALE Mercoledì 10 febbraio 2010

Comunicazioni del Sindaco:

  1. Celebrato il giorno della memoria per i martiri delle Foibe
  2. Ricorre l’anniversario dell’attribuzione della cittadinanza onoraria di Volterra (10-02-1910) a Gabriele D’annunzio. Si stanno preparando adeguate iniziative per la commemorazione del Poeta molto legato alla città di Volterra
  3. E’ in corso il lavoro di preparazione delle iscrizioni scolastiche in collaborazione con il polo scolastico
  4. E’ in corso il lavoro per la convocazione del primo incontro per le strategie da attuare per la candidatura di Volterra patrimonio UNESCO
  5. E’ in preparazione un documento sul Consiglio Comunale aperto su Poggio alle Croci. L’ass. Fambrini sta seguendo un percorso con i progettisti, i quali sembra abbiano recepito le istanze proposte dall’amministrazione comunale, cioè: 1. accessibilità del luogo, non deve essere un’isola; 2. non ci devono essere scempi edilizi; 3. deve essere rispettato il luogo della memoria. Inoltre l’amministrazione comunale chiede che la USL formalizzi per iscritto gli impegni di utilizzare i soldi della vendita a Volterra. Rispetto al nostro manifesto il sindaco ha dichiaro che le case popolari verranno fatte, ma in altro luogo; che non si può aprioristicamente rifiutare il progetto dopo che per due volte l’asta della vendita era andata deserta; che la memoria dei luoghi sarà conservata dal momento che c’è un progetto, mentre sarebbe perduta se continuasse l’attuale degrado.
  6. Che nei giorni scorsi i quattro sindaci hanno fatto un presidio con la fascia tricolore davanti alla degenza pediatrica Continua la lettura di BREVE RESOCONTO DEI LAVORI DEL CONSIGLIO

Dossier immigrazione della Caritas

IL COMUNE DI VOLTERRA-Assessorato alle Politiche Sociali
E LA CARITAS DI VOLTERRA

presentano

VENERDI’ 5 FEBBRAIO 2010 ALLE ORE 17
NELLA SALA DEL CONSIGLIO DEL COMUNE DI VOLTERRA
Immigrazione, conoscenza e solidarietà

immigrazione tutti invitati

http://www.dossierimmigrazione.it/schede/pres2009.htm

Sono molto soddisfatto che l’assessore Sonia Guarneri abbia sentito il bisogno di impegnare il Comune di Volterra sul tema dell’immigrazione, organizzando una bella iniziativa insieme con la Caritas. Noi della Sinistra per Volterra non faremo mancare la nostra partecipazione, dopo che abbiamo sollecitato lei e la sua maggioranza, senza successo, in Consiglio Comunale, a pronunciarsi contro le leggi razziste del Governo Berlusconi. Il lavoro della Caritas, di aiuto agli immigrati, supplisce tante carenze della pubblica amm.ne. In questo caso fornisce uno strumento di conoscenza indispensabile alla formazione di un’opinione corretta sui fatti. Il Governo avrebbe dovuto fare il “pacchetto integrazione” e non il “pacchetto sicurezza”, così mi par di capire dalla conclusione di Franco Pittau nella presentazione del libro, che qui sotto riporto:

“In conclusione, il Dossier non afferma che l’immigrazione non presenti aspetti problematici ma, attraverso i numeri, ci orienta verso una sua visione realistica e più positiva. Ciò comporta da parte di ciascuno di noi una messa a punto dell’atteggiamento personale, liberandolo dai pregiudizi, e da parte dei politici una maggiore apertura in materia di cittadinanza e di partecipazione, come anche la messa a disposizione di maggiori risorse. Infatti, la vera emergenza in Italia migratoria è la mancanza di un consistente “pacchetto integrazione” che prepari allo scenario di metà secolo, quando saremo chiamati a convivere con 12 milioni di immigrati, la cui presenza sarà necessaria per il funzionamento del Paese.


INTERROGAZIONE AL SINDACO E SUA RISPOSTA SULLA VERTENZA SOLVAY

AL SIG. Sindaco di Volterra

In data 25 settembre 2009 il Consiglio Comunale ha approvato un ODG che “dà mandato al Sindaco di impegnare il Comune di Volterra affinché ricerchi adeguate forme di sostegno alle azioni intraprese dall’associazione WWF in favore del nostro territorio e per la difesa delle sue risorse.

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INTERROGAZIONE AL SINDACO E SUA RISPOSTA SUL PIANO STRUTTURALE

AL SIG. Sindaco di Volterra

In data 28 agosto 2009 il Sindaco ha comunicato al Consiglio Comunale che in data 12 agosto 2009 con proprio atto n°20 aveva nominato quale componente della Giunta Comunale di Volterra l’Arch. Francesco Fambrini quale assessore all’Urbanistica. In quell’occasione l’Assessore dichiarò che non aveva ancora un’opinione definita sui problemi urbanistici della città e che aveva intenzione di programmare una serie di incontri di natura tecnica e di natura politica per approfondire gli argomenti. Continua la lettura di INTERROGAZIONE AL SINDACO E SUA RISPOSTA SUL PIANO STRUTTURALE