Archivi del mese: luglio 2010

fanghi da depurazione ai Poggi Bianchi

No ai fanghi dei depuratori nella nostra campagna

Siamo contrari allo spandimento di tremila tonnellate di fanghi provenienti da undici depuratori delle province di Pisa, Firenze e Siena, nelle zone di Poggio alla Rocca e dei Poggi Bianchi per un’estensione di sessanta ettari.

Non ci possiamo fidare di questo sistema di smaltimento se, per ogni ettaro utilizzato, la Soc. Acque Industriali s.r.l. è disposta a pagare una somma di denaro agli agricoltori perché accettino di usare i fanghi della depurazione come fertilizzanti. Si tratta, infatti, di somme di danaro offerte come indennizzo, cioè come risarcimento per un danno certo o per un danno possibile alle loro proprietà e all’ambiente.

Alcuni agricoltori possono essere attratti dalla possibilità di un guadagno facile, ma tutto ciò è completamente estraneo ad una buona pratica agricola rispettosa dell’ambiente.

Su quelle terre, dopo lo spandimento, non ci dovranno essere portati gli animali al pascolo per otto mesi, ma chi potrà tenere lontani dal pericolo i cinghiali, i daini, i caprioli e tutta l’altra selvaggina?

E, infine, l’esperienza fatta nei comuni vicini ci avverte che nessuna autorità pubblica potrebbe essere in grado di effettuare tempestivamente i controlli necessari sulla composizione chimica dei fanghi, sulla quantità effettivamente usata e soprattutto sugli effetti prodotti all’ambiente.

Difendiamo il nostro territorio e la nostra agricoltura dalla speculazione.

Rifondazione Comunista – Volterra

La Sinistra per Volterra

Determina della Provincia di Pisa

La censura della Mercedes a Ciriaco Campus

Il Manifesto 25.07.2010

di A. Di Ge.

  • Se la Mercedes scivola sull’arte di Ciriaco Campus
    Un colosso automobilistico che scivola sulla buccia di banana dell’arte. È successo alla Mercedes che è entrata in rotta di collisione con l’opera di un artista selezionato per promuovere il lancio nel 2011 della Smart Electric Drive, la prima macchina interamente elettrica. Lui è Ciriaco Campus, «colpevole» di voler mostrare immagini «imbarazzanti» allo Smart Urban Stage organizzato a Roma (Auditorium, in una struttura gonfiabile, fino al 31 luglio), dopo aver toccato altre città europee. Cinque curatori italiani erano stati incaricati di indicare altrettanti creativi per realizzare progetti sul tema della città del domani. Fra i dieci selezionati dalla Mercedes c’è anche Campus, «invitato» da Alberto Abruzzese. L’artista propone una visionaria CTMM, una centrale che funge da centro di raccolta per il materiale digitale (c’è anche il contenuto del cestino del computer che sarà incenerito e produrrà energia pulita).
    Il video realizzato da Campus per accompagnare il progetto è una pressa simulata che schiaccia una serie di immagini sulla storia politica, sociale e culturale degli ultimi 50 anni. Ma qualcosa va storto e il filmato non piace alla Mercedes. Che motiva così il suo rifiuto: «Alcune immagini mettono in difficoltà l’azienda, soprattutto se catturate da qualche televisione». Tra quelle super indigeste, ci sono gli ebrei ortodossi fotografati nello studio ovale con Bush e due soldati israeliani con tanto di bandiera con la stella di David. Meno che mai vengono digerite poi le automobili accartocciate della strage di Capaci e quella di un militare Usa ferito e trascinato dai compagni durante la guerra del Vietnam. Campus sostituisce allora le immagini incriminate (per sensibilità verso la Germania e i suoi «nervi scoperti») con tre nudi femminili di schiena, abbracciati come le Tre Grazie del Canova. Ma la Mercedes s’inalbera ancora e ne chiede la rimozione. Ora il video è in mostra, «muto» e tagliato. Il cortocircuito è totale: l’azienda si affida all’arte ma poi non la capisce perché troppo intrisa di «realtà» e troppo poco pubblicitaria.

CENSURA AL TEATRO

Repubblica – post teatro di Gianna Bandettini 15 lug 2010

La Provincia di Milano censura e per protesta la Shammah restituisce il contributo

La tentazione di ripristinare il Minculpop ce l’hanno sempre. Parlo dei politici di questa anomala destra italiana. Succede a Milano, non in un paesino sperduto: l’assessore provinciale alla cultura (giunta di centrodestra) chiede di visionare alcuni testi teatrali e di sostituire alcuni dei titoli dai cartelloni teatrali in quanto da lui giudicati “sconvenienti”. I titoli che l’assessore vorrebbe togliere dalla lista di Invito a Teatro, un abbonamento trasversale a diversi teatri sostenuto dall’Ente vanno da Orgia di Pasolini a Chicago boys di Renato Sarti e i teatri coinvolti vanno dai teatri Out Off al teatro della Cooperativa. Ora il problema non è nemmeno il valore di Pasolini o di Sarti. Il problema è: sconvenienti? Rispetto a che cosa? Rispetto a chi? Rispetto a quale morale?
Il punto sta proprio qui. L’eterna malattia della destra italiana di arrogarsi il diritto di decidere chi e cosa è “conveniente” o “sconveniente” per l’opinione pubblica. Questo paese ha già dato ottant’anni fa.
Complimenti ad Andrée Ruth Shammah, direttrice del teatro Franco Parenti che, senza perdere tempo, ha restituito al mittente il contributo al suo teatro della Provincia di Milano. Per altro, vista l’esigua importanza di un ente come la Provincia, la cifra erano briciole di soli 18mila euro. Il gesto concreto del Franco Parenti è una risposta anche alla richiesta dello stesso assessore di verificare la “convenienza” di due testi in cartellone nella prossima stagione del teatro, a cominciare da Quale droga per me perchè affronta il tema dell’uso di stupefacenti come risposta all’horror vacui esistenziale.

Repubblica – post teatro di Gianna Bandettini 16 lug 2010

Anche il Teatro Libero si ribella alla Provincia

A questo punto dovrebbero fare (e non solo dire) qualcosa anche altri teatri milanesi. Dopo il Franco Parenti che rinuncia al contributo provinciale anche il Teatro Libero dice no alla censura della Provincia di Milano(vedi post di ieri) e sospende l’adesione a Invito a Teatro, l’abonamento ai teatri sostenuto dalla Provincia stessa.
Questo è il comunicato:
“In seguito ai fatti degli ultimi giorni, alle pressioni ai Teatri facenti parte dell’iniziativa Invito a Teatro da parte del neo Assessore alla Cultura della Provincia di Milano dott. Umberto Maerna, volte a “normalizzare” l’iniziativa e a scegliere i titoli degli spettacoli da inserire nella manifestazione, in segno di solidarietà verso i teatri che hanno subito pressioni, Teatro Libero e la compagnia Teatri Possibili si auto si autosospendono dall’iniziativa.
Questo in attesa di un tavolo di confronto urgente con l’assessore e tutti gli altri teatri.

Corrado d’Elia e tutti i collaboratori di Teatro Libero e della Compagnia Teatri Possibili

Giorgio Pecorini sulla serata “Liberamente l’Arte”

Voglio ringraziare gli organizzatori e i relatori di “Liberamente l’Arte”, per la

serata del 12 luglio all’interno della Festa democratica di Volterra: un dibattito a mio parere intelligentemente stimolante e politicamente opportuno, moderato con viva partecipazione da Sergio Borghesi.

Vecchio cittadino, volterrano nuovo e antico cronista, ho ascoltato con interesse crescente gli interventi dello psichiatra Remigio Raimondi, appassionato protagonista della chiusura del manicomio. Del regista Paolo Benvenuti, autore di alcuni tra i migliori e più misconosciuti film-documento sulla storia d’Italia. Dellla dirigente di Rifondazione Eleonora Fiorenza, la più giovane fra i partecipanti ma non la meno sacrosantamente arrabbiata. Del docente universitario di Siena Massimo Bignardi, napoletano innamorato del paesaggio e della dignità della Toscana. Continua la lettura di Giorgio Pecorini sulla serata “Liberamente l’Arte”

APPELLO. Per riunificare la sinistra

Siamo donne e uomini di sinistra che hanno preso parte alle tormentate vicissitudini culminate nella disfatta del 2008. Oggi, nella diaspora della sinistra italiana, facciamo riferimento a organizzazioni e movimenti diversi. Alcuni di noi svolgono ruoli dirigenti in partiti o associazioni, altri – dismessa la militanza
attiva – contribuiscono in altre forme alla battaglia politica o vi partecipano da semplici cittadini, con immutata passione. Siamo dunque diversi. Ma siamo anche uguali, accomunati dall’appartenenza a una stessa storia e cultura politica.
Questa comunanza significa per noi convenire su talune fondamentali priorità:
i diritti del lavoro, l’occupazione e il reddito delle classi lavoratrici; l’inalienabile
titolarità collettiva dei beni primari, a cominciare dall’acqua, dalla conoscenza
e dall’ambiente; la democrazia partecipativa, garantita dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista.
Sulla base di queste opzioni condivise, l’attuale situazione sociale e politica del Paese ci appare grave e densa di pericoli. Guardiamo con allarme alle pesanti
conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti. Riteniamo (e la «manovra correttiva» ora minacciata dal governo ci rafforza in tale convincimento) che la drammatica crisi che investe
gli anelli più deboli del contesto europeo sancendo il fallimento dell’Europa liberista di Maastricht e di Lisbona renda ancor più preoccupante anche nel nostro Paese la prospettiva delle classi subalterne.
Consideriamo intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà; l’attacco
governativo alle tutele giuridiche del lavoro dipendente e al diritto dei lavoratori a una contrattazione collettiva solidale, autonoma e democratica; la distruzione dello Stato sociale e il controllo oligarchico sui mezzi di informazione; il diffondersi della corruzione e dell’evasione fiscale e l’imposizione di un sistema politico bipolare che nega rappresentanza e voce a milioni di elettori. Riteniamo concreto il rischio di svolte autoritarie in un contesto segnato dalla rottura della coesione sociale e dalla recrudescenza di pulsioni razziste alimentate da chi accarezza disegni populisti e progetta la distruzione  istituzionale dell’unità nazionale.
In questo difficile frangente pensiamo che quanto ci unisce debba prevalere su
quanto ci ha sin qui diviso e tuttora ci separa. Siamo determinati a batterci per
una società più civile e meno ingiusta, ma siamo al tempo stesso consapevoli
del concreto rischio di estinzione che oggi incombe sulla sinistra italiana. Tutto
ciò ci convince della inderogabile necessità di puntare sulle convergenze e affinità e di privilegiare le importanti battaglie comuni che insieme possiamo combattere e vincere: innanzitutto quella, cruciale, per il rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive, a cominciare dal  Parlamento nazionale.
Con questo spirito ci rivolgiamo a tutte le forze organizzate della sinistra, affinché in ciascuna si affermi una volontà unitaria, indispensabile a far sì che la sinistra torni a giocare un ruolo importante sulla scena politica italiana.
Primi firmatari: Vittorio Agnoletto, Gianni Alasia, Nicola Atalmi, Saverio Aversa, Katia Bellillo, Marzia Biagiotti, Alberto Burgio, Maria Campese, Loris Campetti, Luciana Castellina, Giusto Catania, Andrea Cavallini, Bruno Ceccarelli, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Maria Pia Covre, Elettra Deiana, Nino De Gaetano, Piero Di Siena, Stefano Falcinelli, Paolo Favilli, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Alfonso Gianni, Haidi Giuliani, Claudio Grassi, Damiano Guagliardi, Margherita Hack, Rita Lavaggi, Raniero La Valle, Orazio Licandro, Giorgio Lunghini, Maria Rosaria Marella, Alberto Marri, Giorgio Mele, Maria Grazia Meriggi, Goffredo Moroni, Roberto Musacchio, Ivan Nardone, Giorgio Nebbia, Simone Oggionni, Franco Ottaviano, Moni Ovadia, Gianni Pagliarini, Manuela Palermi, Valentino Parlato, Roberto Passini, Paola Pellegrini, Ciro Pesacane, Silvana Pisa, Luciano Ponticelli, Marcello Ricci, Luciano Riecco, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Rivera, Raffaele Salinari, Linda Santilli, Elisa Savi, Patrizia Sentinelli, Adriana Spera, Bruno Steri, Aldo Tortorella, Alessandro Valentini, Mario Vegetti, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci, Stefano Vinti, Stefano Zuccherini.
Per aderire: unitasinistra@gmail.com

CENSURA

Sesso, consolazione della miseria!

Pier Paolo Pasolini

Sesso, consolazione della miseria!
La puttana è una regina, il suo trono
è un rudere, la sua terra un pezzo
di merdoso prato, il suo scettro
una borsetta di vernice rossa:
abbaia nella notte, sporca e feroce
come un’antica madre: difende
il suo possesso e la sua vita.
I magnaccia, attorno, a frotte,
gonfi e sbattuti, coi loro baffi
brindisi o slavi, sono
capi, reggenti: combinano
nel buio, i loro affari di cento lire,
ammiccando in silenzio, scambiandosi
parole d’ordine: il mondo, escluso, tace
intorno a loro, che se ne sono esclusi,
silenziose carogne di rapaci.

Ma nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo: nascono leggi nuove
dove non c’è più legge; nasce un nuovo
onore dove onore è il disonore…
Nascono potenze e nobiltà,
feroci, nei mucchi di tuguri,
nei luoghi sconfinati dove credi
che la città finisca, e dove invece
ricomincia, nemica, ricomincia
per migliaia di volte, con ponti
e labirinti, cantieri e sterri,
dietro mareggiate di grattacieli,
che coprono interi orizzonti.

Nella facilità dell’amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita, fino
a disprezzare chi ha altra vita.
I figli si gettano all’avventura
sicuri d’essere in un mondo
che di loro, del loro sesso, ha paura.
La loro pietà è nell’essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza.