CELEBRAZIONE DEL 25 APRILE A VOLTERRA

Ringrazio Fabrizio Longarini per avermi permesso di pubblicare questo testo. Si tratta del suo intervento pronunciato, a nome dell’ANPI di Volterra, durante la celebrazione del 25 aprile nella sala del Consiglio di Palazzo dei Priori. Il suo discorso ha dato significato alla manifestazione. Naturalmente, anche quest’anno, l’Amministrazione Comunale non ha sentito nessun bisogno di concordare il programma della manifestazione con i gruppi consiliari, i partiti politici e le associazioni antifasciste.

25 APRILE 2011

AVVISO per sabato 30 aprile : Presentazione del lavoro su Ricordi Partigiani che si compone di un Libro, Poster, Pieghevole, Sito Brigata Boscaglia dello studio DUMASE, di Luciano Picchi e Valerio di Pasquale, è un invito a partecipare a questo piccolo evento, di questa guida nella memoria dei partigiani della 23^ Brigata Garibaldi, nato per iniziativa del Direttivo ANPI e il fattivo contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Volterra.

Nel salire le scale per arrivare nella Sala del consiglio comunale, ci dicevamo che forse è arrivato il tempo di rompere con questa sorta di liturgia che relega istanze, aspirazioni, legittimi legami alla memoria dei nostri partigiani , SOLAMENTE a questa giornata, in modo tale che quando il sole tramonterà sul 25 aprile, tutti noi ci sentiremo rassicurati di aver fatto il nostro dovere con discorsi e frasi di circostanza. Quante parole, quante promesse, quanti buoni propositi avranno sentito queste stanze, ebbene cerchiamo di dare un senso finalmente alle parole, perché le vittime che oggi celebriamo con il giorno della Liberazione, sono lì dove altre vittime continuano ad essere: nella sfera della nostra retorica! Quasi ogni giorno, nell’Italia dei nostri tempi, qualcuno dipinge a rovescio un pezzo di realtà. Mi preme, ci preme sottolineare lo stupore e anche quel fastidioso senso di nausea per come oggi sia così tanto facile infangare non solo la memoria, ma anche l’onorabilità di tutti coloro che hanno combattuto per la libertà di questo Paese. Anche il significato stesso delle parole è stravolto, basta fare l’esempio dei parlamentari prezzolati e venduti per un posto da sottosegretario che si fanno chiamare Responsabili, o alle nazioni che senza attendere risoluzioni Onu o azioni condivise si fanno chiamare Volenterosi e partono per l’ennesimo intervento di guerra umanitaria !

Tira un’aria fetida di revisionismo ormai da troppo tempo tollerato da chi non si indigna più e non si sente colpito da questi continui pugni bassi e vigliacchi. L’ ANPI non ci sta più !! Il discorsino ben fatto di circostanza, il corteo per portare le corone ai monumenti e alle lapidi, non basta più !! L’ impegno che l’ANPI ogni giorno pone come suo obbiettivo principale è tenere più alta possibile la guardia contro la deriva populista e reazionaria di una guida politica di inetti e di servi, e lo fa per tutti, senza distinzione di appartenenza politica. Siamo sotto attacco, dal cretino tentativo di togliere dai calendari padani la festa del 25 aprile e del 1 maggio, a vere aggressioni squadristiche di neonazisti che come nella migliore tradizione si preparano in campi paramilitari, qui vicino a noi, a Terranova Bracciolini in provincia di Arezzo, una delle più colpite dalla ferocia dei nazi fascisti nei confronti dei civili e dei partigiani. Tengono seminari, festeggiano il compleanno di Hitler, il natale di Roma e oggi, troviamo questi nazisti a Nettuno per omaggiare i gloriosi caduti della X Mas e ci fanno giungere i volantini che trovate sui tavoli. Ci sono appartenenti a questa destra nera e pericolosa che gaiamente e fieramente incontrano Tilgher e fanno visita alla signora Almirante, evidentemente per trarne nuova linfa e nuovi spunti, per le future lotte politiche.Nel frattempo danno fuoco ai barboni, accoltellano i “ froci”, minacciano gli ebrei, devastano sedi e associazioni nemiche.

E’ sempre l’ANPI e i suoi appartenenti a passare per demagogica e reazionaria però. Chissà per quale perverso percorso ! O forse si, lo sappiamo, quello di chi ha sempre rinnegato la lotta di Liberazione, negato i crimini nazisti e la partecipazione fattiva dei fascisti nella consegna degli ebrei. Pensiamo di poter affermare che le donne e gli uomini che dettero la vita, patirono il carcere ed il confino, le torture, la fame e la miseria per se e per la propria famiglia, oggi sarebbero contenti di rinunciare ad una corona o a un canto, alla condizione che si faccia davvero capire il loro impegno, il loro sacrificio che riscattò un popolo dalla deriva, dalle brutalità di una guerra, dalle atrocità delle rappresaglie contro civili inermi, un popolo che era stato cacciato contro la sua volontà in una tragedia, da un regime di uomini senza ideali, profittatori, squali, intrallazzatori e vigliacchi.

Abbiamo sempre cercato di parlare di fatti, ma come si sa, i fatti, i dati, le condizioni reali, le persone e perfino gli stessi prodotti, tutto ciò che è materiale, biologico e sociale con l’ideologia del mercato non ha nulla a che vedere. Essa si autogiustifica, a prescindere da qualsiasi realtà. E se qualcuno prova a opporre qualche fatto all’ideologia dominante, allora l’accusa è di fare politica e di portare nella sede dell’ ANPI pericolosi iscritti a Rifondazione Comunista e appartenenti al Partito Comunista dei Lavoratori !!

“ Qui non si fa politica “ : stava scritto sui cartelli appesi nei ritrovi pubblici, all’epoca del fascismo e nei primi anni cinquanta.

Se si sostiene che le condizioni di lavoro imposte da Fiat a Pomigliano, a Melfi e nel resto del gruppo, sono lesive della dignità e della stessa salute dei lavoratori, si fa politica. Se si afferma che i salari italiani sono al 23° posto tra i trenta paesi più industrializzati, si fa politica. Se si rifiuta la distruzione del contratto nazionale e dello statuto dei lavoratori, si fa politica. Se si oppongono alle grandi opere e alle ragioni di mercato, quelle dell’ambiente e della salute pubblica, si fa politica. Se si dice no al ponte sullo stretto di Messina e alle centrali nucleari, con rigorose obiezioni tecniche ed economiche, si fa politica. Se si parla troppo di mafia e camorra, si fa politica e per di più dannosa all’immagine del paese. Se si difende la scuola pubblica, si fa politica, anzi, si fa politica comunista. Se si lotta per la libertà d’informazione e l’autonomia della magistratura, si difendono in realtà i pochi giudici politicizzati. Se si accusano di eversione gli autori e i mandanti dei manifesti “ Via le BR dalla Procura “, si fa politica !

Chiunque opponga all’ideologia del potere fatti e critiche sui fatti, fa politica. Per questo in una democrazia avanzata, quale dichiariamo di essere, interessarsi alle cose comuni ed attuali dovrebbe essere un merito, un segnale di cittadinanza matura e consapevole. Invece diventa un’accusa squalificante. I partigiani dovrebbero interessarsi solo di lapidi e memoria, meglio se lo fanno in questo giorno e SOLO in questo giorno e se ne stanno buoni e zitti il resto del tempo !

In una società dove la mediazione sociale è stata cancellata e tutte le rigidità del potere si scaricano sul lavoro e sui poveri, la ripresa del progresso sociale e civile può e deve essere guidata solo da una cultura consapevole e conflittuale, diversa dal riformismo attuale.

Questo è oggi il regime che ci governa, che ci consegna ogni giorno un’ Italia assai più brutta, ingiusta e provinciale di quella precedente. E anche economicamente debole. Si perché dopo quarantenni di dominio dell’impresa, tutto dovrebbe ricominciare da capo. La seconda Repubblica politica e quella sociale vanno in crisi assieme e per entrambe si rivendica una terza stagione, che dovrebbe ancora più di prima, essere dominata dall’impresa e dal mercato senza regole, e soprattutto da chi essi comanda. Per questo ora, OGGI è così necessario ricordare come siamo arrivati fin qui. Come, un po’ alla volta, da varie parti e sotto varie vesti, sia montata l’erosione e poi l’aggressione alla Costituzione nata dalla lotta antifascista.

C’è un’altra Italia che non si è mai bevuta le favole di Berlusconi, e neppure quelle più false e astute di Marchionne. C’è un’altra Italia che si è trovata spesso spaesata e disunita perché vedeva le debolezze, le subalternità e la confusione di chi la doveva rappresentare e che per questo ha anche imparato ad agire da sola. Quest’altra Italia non ha mai creduto che i diritti liberali potessero crescere mentre quelli sociali sprofondavano. Quest’altra Italia ha sempre chiamato allo stesso modo la difesa della dignità del lavoro e quella delle regole democratiche. Le ha chiamate difesa della Costituzione.

Siamo arrivati ad un punto decisivo nel quale le scelte reali si fanno sempre più chiare: o proseguire nella strada della demolizione della democrazia costituzionale, persino della distruzione dell’Italia come entità statale, oppure ricostruire nell’uguaglianza e nella democrazia il nostro Paese.

I venti anni di regime fascista in Italia, videro un profondo cambiamento nel paese. L’Italia entrò nella dittatura con ancora le carrozze e i cavalli, uscendone con le automobili e i primi voli di linea.

I nostri anziani, ogni tanto si lasciano scappare che anche il fascismo aveva fatto delle cose buone. Un paese può crescere economicamente e tecnologicamente senza progredire: questo è stato il fascismo e, alla fine, il contrasto tra crescita e assenza di reale progresso è esploso nella catastrofe della guerra.

L’Italia di questo trentennio è una democrazia (?!), ma sicuramente la crescita economica del paese, internet, le televisioni, i nuovi consumi e le nuove tecnologie hanno coinciso con la regressione sul piano dei diritti sociali e democratici e adesso il paese ha anche smesso di crescere. Tutti i nodi del contrasto tra crescita economica e regresso sociale sono venuti al pettine.

La terza fase della Repubblica, sarà davvero democratica solo se saprà ricostruire quei canali della reale partecipazione popolare, la cui progressiva ostruzione affossò sia la prima che la seconda.

Sempre più forte sarà il nostro impegno, perché l’unica vocazione maggioritaria di cui l’Italia ha bisogno, è una dose industriale di indignazione democratica. Siamo di fronte ad una avanzata preoccupante dei partiti neo nazisti e xenofobi in Francia, in Olanda e in Finlandia, qui da noi si ha la sfrontatezza di presentare un disegno di legge per abrogare la disposizione che vieta “ la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista “. La ragion d’essere della nostra Costituzione è l’Antifascismo, ultimo baluardo della nostra libertà e dignità civile. Chiunque abbia la possibilità di far sentire la propria voce, ha il dovere di indignarsi. Senza indignazione non c’è morale. Senza indignazione non c’è democrazia e questa democrazia ha bisogno di una rivolta morale permanente, contro lo scarto di libertà che troppi uomini della politica quotidianamente calpestano. Sull’Antifascismo NON si tratta !!

W la Resistenza e W la Liberazione !!

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