MONTALCINELLO La battaglia del podere “LA CASELLA”

Domenica 4 settembre l’ANPI di Volterra interviene a Montalcinello per la deposizione e inaugurazione di un cippo commemorativo in onore dei caduti nella battaglia de “La Casella”.  Fabrizio Longarini ha scritto per questa occasione il pezzo che pubblico.

Visualizzazione ingrandita della mappa di Montalcinello

 

L’azione alla “Casella” di Montalcinello fu condotta dalla 5^ squadra comandata da “Stoppa” di cui faceva parte anche Vinicio Modesti, il volterrano che prese il nome di battaglia “Beppe”.

In una ricerca, che ha visto la luce nella primavera del 2001, Evaldo Serpi, storico di Montalcinello, ci offre la dinamica del combattimento attraverso numerose ed attendibili testimonianze, le quali, tuttavia, non riescono interamente ad eliminare le contraddizioni e i lati oscuri che avvolgono la vicenda.

l’impresa della Casella appariva anche sul nascere, piuttosto rischiosa e diversi partigiani erano riluttanti, ma furono convinti dai rispettivi comandanti che trascinarono la maggioranza dei compagni…un gruppo di circa 50 partigiani parte da vari accampamenti dislocati sulle Carline il 23 giugno 44: la III compagnia comandata da Aldo Giuntoli, “Marco”; la II compagnia comandata da Giuseppe Iacopini, “Francois” e la I compagnia comandata da Giorgio Stoppa, “Paolo”. Nessun partigiano di Montalcinello era con loro perché impegnati in un’altra azione nel territorio di Gerfalco. E ciò fu un grave danno in quanto quest’ultimi, conoscendo bene il loro territorio, avrebbero sicuramente aiutato le tre compagnie ad un più sicuro appostamento. Intorno alle ore 10 di sera i partigiani raggiunsero il podere Rancia e consumarono una frugale cena. I contadini, pratici della zona e preoccupati dell’esito per le conseguenze, sconsigliarono i partigiani dal mettere in pratica il loro proposito, ma ormai la decisione era stata presa ed all’unanimità fu deciso di concluderla. Ripartirono oltre la mezzanotte. Poco prima dell’alba, accompagnate da un contadino, le squadre giunsero nella zona prescelta per l’ appostamento e si suddivisero in cinque gruppi di dieci uomini per gruppo piazzandosi lungo la vecchia strada incassata che da Montalcinello conduceva a Belforte, in posizione leggermente dominante un tratto della nuova strada rotabile. Il primo gruppo si piazzò proprio dove adesso sono piantate le cinque croci di ferro e poi, a distanza di circa 15 metri uno dall’altro si piazzarono gli altri gruppi, l’ultimo era quasi al torrente Quartino. Erano armati con armi automatiche leggere tipo Sten, fucili mitragliatori tipo Bren e bombe a mano.

Sul versante opposto in bella vista, c’era il podere La Casella, dove numerosi tedeschi erano arrivati di buon mattino costringendo le donne di casa a fare il pane fresco e mangiarono tutto ciò che trovarono…verso le 9 del 24 giugno, sopraggiungono una motocicletta e due camion carichi di soldati tedeschi e sfilano davanti al primo gruppo di partigiani. Contrariamente agli ordini ricevuti Vincenzo Pulella apre il fuoco…..invece avrebbe dovuto far passare i nemici fino all’ultimo gruppo, quello di Dero Panichi, “Tosca”, che doveva aprire il fuoco!

La battaglia praticamente si svolse solo tra i primi 10 partigiani e i tedeschi: la moto si ribaltò e forse i due militari riuscirono a gettarsi oltre la scarpata, un camion prese fuoco e i morti furono sette od otto…. Intanto sopraggiunse il resto della colonna con camion e autoblinde. Venne piazzata una mitragliatrice pesante al podere La Casella che sparò raffiche nel bosco….e alcuni mezzi cingolati risalgono il campo tentando l’accerchiamento dei partigiani che, al rumore dei cingoli, si sganciano dalle posizioni riuscendo a ritirarsi senza ulteriori perdite, oltre ai cinque partigiani del primo gruppo colpiti dai proiettili. I tedeschi si accanirono con particolare ferocia sui corpi dei caduti. Leonardo Dell’Aiuto fu appeso al ramo del pero che anche adesso si trova sul ciglio della strada, di fronte al cippo commemorativo; Ugo Mancini fu trasportato con un camion nel paese di Montalcinello ed appeso ad una cascia dietro la vecchia scuola elementare, come monito alla popolazione dal compiere ulteriori azioni di guerra contro i soldati del Reich. Vincenzo Pulella, siciliano ed ex appartenente ai carabinieri, rimasto ferito, riuscì a trascinarsi tra i ciuffi dei quercioli, si mise una bomba a mano sotto la nuca e la fece esplodere, togliendosi la vita. I suoi resti furono trovati dopo l’arrivo degli Alleati, da una contadina diverse settimane dopo. Tutti i corpi dei partigiani uccisi vennero poi portati a Montalcinello e bruciati da Giovanni Cucini che raccolse le ceneri e le depose in piccole cassette sotterrate nel cimitero del Paese. Più tardi i familiari provvidero a esumarle e trasferirle nei luoghi di residenza. Venne anche l’ambasciatore sovietico a prendere le ceneri di Ivan Costantinovich, nel maggio del 1946.

Morirono una ventina di tedeschi che vennero raccolti e caricati sui camion dai commilitoni e alcuni sepolti nel cimitero di Mensano. I tedeschi si premunirono di bruciare il podere “La Casella” e dai loro documenti risulta non tanto perché si sospettava che il podere ospitava partigiani, ma perché ospitò soldati inglesi scappati da campi di prigionia.

Anche il fabbro di Montalcinello, Cipriano Capanni riporta la versione del babbo Giuseppe, che faceva parte del CNL secondo lui questo attacco….fu un errore madornale, non era il posto adatto, i partigiani erano costretti a ripiegare in salita, invece si deve fuggire in discesa, magari gettandosi dentro un burrone o un fosso….

Il partigiano “Beppe” firmerà l’atto di notorietà al Sindaco di Volterra, il 1 Febbraio 1945, per l’uccisione di Ugo e Leonardo.

In questa battaglia rimase gravemente ferito un partigiano che non viene quasi mai menzionato in nessun libro, si tratta di Francesco FIORINI, di Belforte l’altro paese qui vicino che troveremo sulla nostra destra passando con le macchine.

Belforte fu il primo paese liberato dai partigiani, il 5 marzo 1944.

Leonardo DELL’ AIUTO era nato a Volterra il 24 dicembre 1925 e abitava in via dei Ciliegini al n.13. Non aveva ancora 19 anni, era figlio di Guido e Albina Orlandini, faceva l’alabastraio.

Ugo MANCINI, di Antonio e Annita Cacchelli era nato a Volterra il 28 gennaio 1926, faceva il parrucchiere e abitava anche lui in via dei Ciliegini al n.11. Aveva compiuto da poco 18 anni.

Guido SALVADORI era nato a Castelnuovo Val di Cecina il 5 aprile 1924 da Francesco e Angiolina Battaglini, aveva compiuto da poco 20 anni. Il suo nome di battaglia era “ Caronte”

e poi Vincenzo PULELLA e Ivan COSTANTINOVICH

Nel paese di Montalcinello ci sono quattro vie ed una piazzetta dedicate ai partigiani uccisi in questa azione azzardata e sfortunata, che nel tempo ha riproposto diverse ricostruzioni. Questa sembra essere quella più verosimile e storicamente ben accertata da diversi testimoni.

Il 30 giugno 1944 tutte le squadre della XXIII Brigata Garibaldi “ Guido Boscaglia” si recarono a Gerfalco e consegnarono 24 prigionieri agli Alleati. Fu l’ultimo atto

dei partigiani, che avevano chiesto di poter proseguire la guerra a fianco di questi e proprio per questo motivo il comandante Stoppa si recò a Roma per avere disposizioni, ma il 10 luglio la Brigata si sciolse ufficialmente.

 

Un’ultima curiosità; in Paese a Montalcinello subito all’inizio c’è un circolo ricreativo, ebbene ARCI e ACLI lo gestiscono insieme.

1 pensiero su “MONTALCINELLO La battaglia del podere “LA CASELLA”

  1. The “Giovanni Cucini” you mention in the article is my grandfather. My mother was at La Casella on the day of the battle. She is still alive and has a little bit different version of the story which she has told many times.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *