UNA PROPOSTA DI UGO RICOTTI PER LA PEDIATRIA

Ci sono molti modi di parlare dei servizi in una città come Volterra, che da anni, a causa di una emorragia di posti di lavoro che sembra inarrestabile, vede un’altrettanto inarrestabile riduzione dell’offerta di servizi pubblici.

Un modo, forse il più facile, ma anche il più semplicistico, per quanto apparentemente molto ben accetto dalla gente, è quello di mettersi a gridare ai quattro venti che noi abbiamo diritti che nessuno può e deve negarci. Verità incontestabile, non fosse per il fatto che i servizi pubblici vengono finanziati con le tasse dei cittadini e che con quelle dei volterrani, pochi di numero e generalmente non ricchi, ci potremmo permettere ben poco.

Entra quindi in gioco la solidarietà che in una società civile ripartisce le risorse tra tutti. Noi siamo fra quelli che hanno bisogno dell’aiuto dei territori più popolati e più ricchi per poterci mantenere quei servizi essenziali senza cui una collettività si sfalda. Da questa consapevolezza deriva però l’obbligo di utilizzare le risorse con estrema razionalità.

Questa premessa mi è sembrata necessaria prima di esprimere il mio pensiero circa uno dei problemi che da qualche tempo tengono desta l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni: il reparto di pediatria del nostro ospedale.

Nessuno che abbia un minimo di conoscenza dei temi della sanità può negare che da vari anni il bisogno di ricoverare per più giorni i bambini ammalati è diminuito drasticamente, vuoi per una più efficace azione di prevenzione, vuoi per un miglioramento degli stili di vita e delle condizioni generali della popolazione, vuoi perché certe patologie, come quelle di chirurgia minore, che fino ad un tempo occupavano un bel po’ di posti nel reparto pediatrico, sono oggi avviate nei centri specialistici dove i bambini sono trattati con margini di sicurezza molto maggiori.

Nella nostra realtà, quindi, sono pochissimi i casi in cui si deve ricorrere ad una osservazione ospedaliera, e, di questi, dopo poche ore di indagine, ancora meno, per fortuna, quelli che richiedono un trasferimento presso strutture di più alto livello. I rimanenti, affetti da malattie lievi possono essere rinviati al proprio domicilio.

Se questa descrizione della realtà è corretta, credo che sollevare la necessità di ripristinare un reparto pediatrico, con tanto di personale dedicato, rischierebbe di esporci alla sua rapida chiusura una volta che si fossero fatte serie verifiche sul numero e sulla qualità dei ricoveri (alle leggi economiche purtroppo non si rifugge, specie quando i soldi non sono tutti nostri!).

Quale potrebbe essere, allora, l’alternativa all’attuale collocazione, pessima, nel reparto di medicina generale, dei letti pediatrici? Io non credo che ripristinare una degenza H12 nel vecchio reparto, contiguo al punto nascita, sia una buona soluzione, sia per l’insostenibilità economica, sia perché non sono tanto i bambini ammalati a correre dei rischi se messi vicini ad altri pazienti, ma sarebbero i neonati e le donne in gravidanza a rischiare qualcosa per la presenza in osservazione di un bambino con una malattia trasmissibile (pensiamo a cosa accade se una gravida fino al terzo mese viene a contatto con il virus della rosolia).

Vorrei, quindi, provare ad ipotizzare soluzioni sostenibili e più sicure. In primo luogo si dovrebbe verificare se ancora esiste la disponibilità, a suo tempo garantita da parte della direzione aziendale USL e dello stesso assessore Rossi, di potenziare il servizio pediatrico territoriale con la presenza nei distretti di pediatri specialisti (cardiologo, gastroenterologo, allergologo, ematologo ecc.) in supporto a quelli di base convenzionati. Contestualmente dovremmo dare al pronto soccorso l’assetto definitivo che da tempo aspettiamo, nel quale sarebbe da prevedere la presenza di camere di astanteria in seno alle quali si potrebbe facilmente trovare una collocazione idonea, sotto il profilo ambientale, per uno o più letti di astanteria pediatrica, superando così tutte le criticità dell’attuale soluzione e quelle altrettanto gravi insite nelle proposte recentemente fatte dal Sindaco di Volterra nell’ultimo consiglio comunale.

Credo che ragionare con la necessaria obbiettività su temi così importanti, rinunciando a scelte ad effetto, capaci di infiammare il consenso popolare, ma incapaci di dare soluzioni sicure sul piano sanitario e durature nel tempo, sia un dovere di chi, amministrando la nostra collettività, deve imparare a governare i problemi evitando di agitarli semplicemente.

Ugo Ricotti

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