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Analisi del voto

Il voto di 765 cittadini, pari all’undici per cento degli elettori, è un risultato importante non solo perché consente la presenza in Consiglio di una voce di vera sinistra, ma anche perché conseguito nonostante ci si sia presentati in extremis, quando ci si è resi conto che troppi elettori, delusi dalle proposte del PD e dalla sua mancanza di credibile autocritica, ma per nulla persuasi dalla lista civica, erano tentati dall’astensione.

Se si leggono le percentuali dei partiti nelle elezioni Europee e Provinciali, si nota che Volterra continua ad avere una maggioranza politica di centro sinistra superiore al 63 per cento, pur avendo diminuito di qualche punto rispetto alla politiche del 2008. Se questi numeri si confrontano con i risultati delle elezioni comunali, si può vedere che addirittura il 16 per cento degli elettori, che alla Provincia avevano votato per il centro sinistra, quando si è trattato di votare per il Comune lo hanno fatto in favore della lista civica facendole conquistare la maggioranza nel Consiglio Comunale.

La sconfitta bruciante della lista Città Aperta Rosa dello Sbarba è senz’altro un portato del fallimento a livello nazionale del progetto politico del Partito Democratico, che registra un arretramento elettorale sia nelle elezioni del Parlamento Europeo che in quelle amministrative, ma è evidente che a Volterra, come in tutta la Val di Cecina, la sconfitta elettorale delle liste guidate dal Partito Democratico è stata provocata soprattutto dalle politiche locali delle passate amministrazioni e da metodi di governo distanti dalla vita dei cittadini.

Evidentemente gli elettori hanno bocciato la privatizzazione delle industrie pubbliche che ha dimezzato i posti di lavoro nella zona e la privatizzazione dei servizi pubblici che ha regalato profitti ai privati, precariato ai lavoratori e tariffe più alte agli utenti. Così come tutti si saranno ricordati, di fronte alla crisi della Salina, dell’accordo ETI-Solvay che ha regalato lo sfruttamento di tutto il salgemma presente in Val di Cecina alla Solvay senza nessun vantaggio per questa comunità. Alcuni cittadini avranno anche preso coscienza dell’assurdità di aver approvato un piano urbanistico che contraddice decine di anni di politiche orientate alla protezione del nostro territorio contro la speculazione edilizia. Potremmo proseguire con l’elenco parlando di turismo, di artigianato, di sanità, di scuole, di musei, di biblioteca, ecc., ma una considerazione vale sopra di ogni altra per capire quanto è successo: ogni volta che i cittadini hanno espresso le loro preoccupazioni o il loro disaccordo hanno trovato spesso nell’amministrazione pubblica un muro di gomma e nessuna risposta.

Prendiamo atto che la lista civica ha vinto perché, forse, ha saputo interpretare le aspettative e i bisogni delle persone meglio di quanto siamo riusciti a fare noi, che pure ci ponevamo in alternativa all’amministrazione uscente. Con ciò riconfermiamo le nostre opinioni espresse in campagna elettorale sulle contraddizioni presenti all’interno di quella lista che da una parte dichiara la sua autonomia da tutti i partiti, dall’altra accetta il sostegno dei partiti del centro destra.

Ora la campagna elettorale è finita e si passa dalle parole ai fatti. Noi intanto facciamo al nuovo sindaco i rituali auguri di buon lavoro nell’interesse di Volterra, pronti a supportarlo in consiglio comunale nelle scelte che ci sembreranno giuste e a contestarlo in quelle che ci appariranno sbagliate, nella consapevolezza che amministrare questa città non è uno scherzo e che spesso è più facile gestire il dissenso che il consenso. Così si fa in democrazia, così si fa in politica.

Noi abbiamo rispetto del responso elettorale e non condividiamo le giustificazioni degli sconfitti che attribuiscono l’etichetta di “antipolitica” ad una lista civica che ha espresso, invece, i suoi orientamenti politici “moderati” e municipalistici, né condividiamo le dichiarazioni fatte sulla stampa di preoccupazione per l’affermazione di Marco Buselli in quanto la sua elezione costituirebbe un’alternanza di governo non esercitata “in modo adeguato”. Infatti, non ci risulta che Marco Buselli abbia usato metodi non corretti per ottenere voti.

Il gruppo “La Sinistra per Volterra” eserciterà il suo ruolo di opposizione nel Consiglio Comunale e continuerà a riunirsi e a lavorare con tutte le persone che vorranno contribuire alle battaglie sui temi di politica locale alla base del programma elettorale e sul progetto di riorganizzazione e riunificazione della sinistra volterrana dispersa.

Ai nostri elettori esprimiamo un ringraziamento sentito, garantiamo loro di rappresentali nelle istituzioni in modo assolutamente corretto e democratico e li invitiamo a partecipare attivamente agli appuntamenti della vita democratica della nostra città.

LA SINISTRA PER VOLTERRA

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L’apoliticità della lista civica

La lista civica si qualifica come apolitica, estranea alle ideologie, si presenta come un gruppo eterogeneo ma unito cha ha come collante la voglia di cambiare Volterra, di migliorarla e riportarla agli antichi splendori. Non prende una parte decisa, quindi, ma dà un giudizio netto, duro e negativo su quello che è stato il passato della nostra città.

Per passato non si intende quello prossimo, sul quale il giudizio negativo è unanime (lo stesso PD ha ostentato il rinnovamento rinnegando così il recente passato) ma, per bocca del suo capolista, comprende nel giudizio negativo gli ultimi sessanta anni di storia volterrana, tutta la storia democratica del comune di Volterra dal dopoguerra ad oggi, una storia che mai è stata scritta dalle destre.

Ora, per dirla con Bobbio “..Nel linguaggio politico i buoni e, rispettivamente, i cattivi possono trovarsi tanto a destra quanto a sinistra. Dipende da quale parte il giudizio provenga. Il giudizio di valore positivo o negativo che si dà di volta in volta sulla destra e sulla sinistra è parte integrante della stessa lotta politica…..”

Come fa a definirsi apolitica una lista che rinnega sessanta anni di amministrazione del nostro comune? Nella migliore delle ipotesi questo è qualunquismo populista, corrente di pensiero da sempre cavallo di troia delle destre quando queste hanno il bisogno di imporsi sulla scena.

La tattica è collaudata, cavalcare l’evidente malcontento mettendo in evidenza mancanze e malgoverno per raccogliere facili consensi. La Lista Civica prova a dare delle risposte con un programma articolato, questo è innegabile e nessuno li accusa di non fare proposte volenterose, ma il danno ormai è fatto; il risultato primo della politica populista portata avanti dalla lista e dalla sua emanazione anticipatrice SOS Volterra è quello di scollare i cittadini dalla rappresentanza politica, è il fare di tutta un’erba un fascio. Così si scredita completamente un sistema che invece è necessario per la convivenza democratica e civile della società, perché è solo all’interno di un sistema democratico e pluralista che si possono denunciare gli errori di chi è chiamato a governare, è solo in un sistema in cui si riconoscano e si tollerino le differenze politiche e ideologiche (altro termine avversato dalla lista civica) che si creano gli anticorpi necessari a prevenire una patologia di stampo totalitario, malattia verso la quale il nostro paese è sempre purtroppo predisposto. E la nostra città fa parte del nostro paese.

Il gioco è pericoloso, la lotta politica deve essere guidata dalla denuncia dei fatti e dalla critica alle linee di governo, non dal qualunquismo; questo porta solo alla demolizione di un sistema conquistato con fatica dai padri della nostra repubblica.

Per questo riteniamo che la lista civica non sia per niente apolitica, ammesso che questo termine abbia un senso in una gara elettorale; vediamo in essa una intolleranza grave verso chi si pone come un ostacolo davanti a loro, evidente è la reazione infastidita che hanno avuto alla nascita della nostra lista e la conseguente accusa che ci hanno mosso di essere una lista civetta del PD, dal quale invece ci distacchiamo nettamente per contenuti programmatici e valori ideologici. Noi siamo di sinistra e lo dichiariamo apertamente, siamo identificabili e coerenti, chiari e abbiamo il coraggio e l’orgoglio di prendere una posizione.

Enrico Rumori

La sinistra per Volterra


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Artigianato

Artigianato

Lunedi 25 maggio, su richiesta dell’associazione Arte in Bottega, si è svolto l’incontro presso la sede della lista “LA SINISTRA PER VOLTERRA” con i soci dell’associazione ed il loro presidente Renato Casini, durante il quale abbiamo discusso delle prospettive del settore dell’ artigianato artistico, tema che ci preme profondamente e che tocca un po’ tutti in città.

Da diversi anni, sono nate nuove realtà artigianali che nel corso del tempo hanno cominciato a svilupparsi e ad affiancarsi a quelle storiche degli alabastrai, nonostante le enormi difficoltà ed ostacoli che si presentano a chi tenta di intraprendere questo difficile ed appassionante mestiere.

Il tema dell’artigianato è profondamente legato a quelli altrettanto fondamentali della Cultura, dell’Economia e del Turismo. Essenziale è capire quanto la realtà dell’artigianato sia peculiare ed unica, quanto sia necessario far di tutto per salvaguardarla e promuoverla, compito e dovere che un’ amministrazione deve assumere e fare proprio.

Ci deve essere la volontà forte di porsi obbiettivi ben precisi e soprattutto non vanno lasciati “soli” gli artigiani, ma vanno aiutati e sostenuti permettendo loro di svolgere al meglio la loro attività, senza farli sentire, come spesso purtroppo accade, elementi di disturbo, un peso inutile, non fruttuoso.

Un’amministrazione comunale deve capire quanto queste botteghe siano parte integrante del nostro tessuto urbano, quanto lo caratterizzino e differenzino da quello di molte altre belle città, quanto rappresentino un grande patrimonio artistico e culturale fondamentale per la città intera.

Non è così scontato e facile trovare, in una piccola città come la nostra, una tale concentrazione e varietà di botteghe artigianali, per questo si deve far di tutto per fare di ciò oggetto di assoluto vanto e prestigio.

E’ fondamentale quindi comprendere quanto il centro storico sia l’ambiente naturale in cui le botteghe devono crescere e svilupparsi e quanto queste siano capaci di restituire in termini d’immagine, di cultura e quindi di ritorno economico, donando alla città quell’aspetto unico e ricercato che buona parte dei visitatori trovano nei luoghi come il nostro ricchi di storia, di arte e poesia. La poesia del fare, del vivere del proprio lavoro e di quello che con le proprie mani si riesce a creare e a “regalare” agli occhi di chiunque entri nelle nostre botteghe e apprezza e capisce quanta ricerca, quanto studio e quanto estro, istinto e follia ci siano in ogni singolo pezzo prodotto, piccole parti di se stessi da cui a volte con dolore ci si separa.

Finora questi aspetti non sono mai stati affrontati con il giusto riguardo, sono state sottovalutate molte cose, si è preferito prendere strade più semplici e solo momentaneamente più redditizie. Adesso però ci troviamo con un centro storico “invaso” da attività prettamente commerciali, senza alcuna vera utilità per noi cittadini che la città la viviamo tutti i giorni, tutto l’anno, e che per questo cominciamo a sentire il disagio ed il fastidio che stanno creando le infinite pizzerie a taglio, bar, negozi che propongono tutti le stesse cose, borse, souvenir e oggetti di pseudo artigianato fatti e importati da altri luoghi: cose estranee alla nostra cultura e alle nostre tradizioni.

Il nostro centro storico, questo luogo privilegiato, purtroppo, si sta trasformando, omologandosi a tutti gli altri e costringendo certe attività, fatte di piccole cose ed antichi saperi, a trovarsi spazi alternativi, lontano dalle vie principali ormai occupate ed economicamente inarrivabili, costrette a rimanere nascoste, sempre in secondo piano, spesso sconosciute ai cittadini stessi.

L’amministrazione comunale dovrà quindi cercare di agevolare economicamente chi è in cerca di spazi in cui poter lavorare; di promuovere e creare un marchio delle botteghe Artigiane Volterrane che possa identificare e tutelare chi davvero vive di quel che produce; prevedere una segnaletica efficace e adeguata che agevoli una più facile individuazione di ogni singola bottega, laboratorio e studio artistico; ridonare decoro e giusta visibilità al nostro centro storico senza favorire certe zone piuttosto che altre; far sì che ogni zona venga egualmente raggiunta studiando un’ adeguata distribuzione di parcheggi dislocati in vari punti periferici della città ed un adeguato servizio navetta così da favorire un flusso il più possibile omogeneo in ogni parte ed evitare la concentrazione di turisti in sole due vie della città; “rieducare” in qualche modo il turista ed il cittadino stesso a guardare con occhi diversi tutto ciò che lo circonda, rieducare al gusto del bello e dell’insolito tornando a distinguere certi prodotti dalla miriade di merci che hanno invaso le nostre città e che ci hanno resi incapaci di riconoscere tecniche e materiali e incapaci di capire l’importanza di salvaguardare queste piccole produzioni, fatte di pezzi unici, non dozzinali.

Compito di noi tutti infine è tornare a “fare cultura” ripartendo dal basso, ripartendo dai giovani, dalla Scuola d’Arte, quella scuola che un tempo riusciva a trasmettere certi saperi, quella scuola che un tempo riusciva ad attrarre tanti giovani rendendoli capaci di trasformare in lavoro quelle che erano solo semplici passioni.

Ilaria Tognarini

La Sinistra per Volterra

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Artigianato

Artigianato

Le pietre del centro storico di Volterra portano i segni delle civiltà che hanno reso grande la città dell’alabastro, pietra che ha dato vita ad una storia di arte e manualità che ancora oggi prosegue nelle botteghe impolverate, dove la nostra tradizione si perpetua di generazione in generazione.
Volterra non è solo icona della lavorazione dell’alabastro ma vive e si pregia anche di tante altre piccole attività artistiche, eredi delle arti e dei mestieri.
Importante in questo contesto è il ruolo svolto sul nostro territorio dall’associazione Arte in Bottega, che promuove e salvaguardia tutte le forme di arte e artigianato, che costituiscono il marchio di Volterra nel mondo.
Riteniamo indispensabile che l’amministrazione della nostra città sostenga economicamente e promuova, anziché considerare antieconomica, la diffusione delle tecniche di lavorazione tradizionali attraverso l’organizzazione di incontri, mostre e progetti didattici, nella convinzione che la vera ricchezza risiede nel trasmettere agli altri l’arte che questi nostri artisti esprimono.
Oggi i nostri artigiani sono lasciati soli a preoccuparsi di come sponsorizzare i loro lavori e riteniamo invece indispensabile un’azione di forte e convinta promozione di questo settore della nostra economia e del marchio “Alabastro in Volterra”, in un progetto unitario nel quale il Comune si spenda con tutte le forze, consapevole che il linguaggio dei nostri artisti è un veicolo di trasmissione di tutto il patrimonio storico e culturale della nostra città.
Tutto questo si può realizzare solo se il Comune, anziché considerare l’alabastro e le altre forme di arte e artigianato un settore di sola perdita, riuscisse a coglierne le potenzialità e il fermento.
A conferma di questo un’indagine di settore sull’alabastro ha stimato il fatturato nel 2008 in circa 6 milioni di euro.
Per questo La Sinistra per Volterra promuoverà una politica volta a permettere ai giovani di poter imparare antiche tradizioni e proporrà lo stanziamento di fondi utili agli artigiani affinché trasmettano il loro sapere alle nuove generazioni.
Di importanza fondamentale assume la Cassa di Risparmio di Volterra per la sua vocazione di banca del territorio e per il ruolo svolto a sostegno dell’artigianato locale, rendendo disponibili finanziamenti a tassi agevolati destinati a conferire liquidità e supportare investimenti.
Riteniamo però indispensabile che anche il Comune, per il ritorno di visibilità di cui tutta la città si avvantaggia, si faccia garante della banca per questi finanziamenti, permettendo così condizioni economiche di favore.
Di rilevanza particolare assume anche, da ora in poi, l’avvio della programmazione di spesa per i fondi Gal Etruria 2007-2013 (fondi europei), il cui ammontare si aggira intorno ai 5 milioni di euro per investimenti sui territori anche della provincia di Pisa tra cui Volterra.
Determinante sarà la scelta dell’amministrazione di come e dove concentrare queste risorse.

Irene Ricotti

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Passato e Futuro

volterra-da-saline1Volterra è una meravigliosa città, di una bellezza unica e quasi misteriosa,come sospesa tra i millenni passati e il futuro. Volterra è al centro di uno splendido territorio, immersa in uno dei paesaggi più belli al mondo, senza tema di smentita. Salendo verso Volterra proveniendo da Cecina il profilo della città si staglia definito e sicuro, quasi staccandosi dall’orizzonte. Sembra indipendente dal resto, autonoma nella sua bellezza imperiosa e così si è tentati di pensarla tanto è bella, indipendente e sospesa tra passato e futuro.
E’ qui che risiede l’errore, risiede e si alimenta nel considerare Volterra come una realtà a parte, una realtà con evidenti e ormai cronici limiti verso un corretto sviluppo sociale ed economico che vengono visti da alcuni con ottica di rassegnazione come insormontabili, oppure come sin troppo facilmente risolvibili, magari senza una ricetta precisa ma soltanto con una gran forza di volontà.
Volterra e il suo territorio sono parte di un contesto più vasto, ormai di dimensioni globali, i fenomeni sociali ed economici che attraversano il mondo e l’Italia intera necessariamente stanno travolgendo anche la nostra città.
La crisi c’è, forte come mai si era sentita, figlia delle politiche liberiste degli ultimi venti anni; i suoi effetti, peraltro da molti previsti, si fanno sentire più forti sulle classi più deboli private quasi del tutto della protezione dello stato sociale. In nome della maggiore efficienza e della libera concorrenza i servizi pubblici sono stati pian piano smantellati affidandoli a potentati privati che perseguono solo il profitto. Ci hanno detto che non esistono più le classi sociali, ma questo non è vero, esiste oggi più che mai una classe di persone senza tutele e senza sicurezze, i precari. Siano essi ventenni che cercano la prima occupazione come quarantenni in cassa integrazione o migranti in fuga dalla miseria. La forbice tra chi è sempre più ricco e chi è sempre più povero si sta allargando ogni giorno di più.
Questi fenomeni esistono anche a Volterra, la crisi c’è e si sente anche da noi. Non si può pensare oggi ad un’amministrazione della città di Volterra che non tenga conto della realtà di tutto il paese, perché Volterra è fatta di lavoratori che hanno gli stessi problemi e le stesse angosce verso il futuro di tutti i lavoratori italiani; Volterra è fatta di studenti che vivono l’attacco in atto alla scuola pubblica con lo stesso disagio di tutti gli altri studenti italiani; così come è fatta di piccoli imprenditori ed artigiani che si trovano a fare i conti con la crisi economica giornalmente, come in tutto il paese.
Alla crisi vanno date risposte precise, risposte volte a diminuire le differenze sociali tra cittadini, risposte che perseguano l’uguaglianza e la solidarietà, la redistribuzione del reddito e la sicurezza di un futuro, la tutela dei diritti e la garanzia di servizi efficienti per tutti in una società più uguale e più giusta; queste sono risposte di sinistra.
E’ sbagliato pensare che si possa amministrare bene una città senza un disegno politico preciso e condiviso; si può stendere insieme un programma, ma non appena ci si troverà di fronte alla pur minima ed inevitabile modifica, senza un indirizzo politico che guidi la sua realizzazione esso si scontrerà con le differenze culturali e di opinione di chi è chiamato ad attuarlo. Per questo pensiamo che la lista civica non dia risposte reali ai problemi di Volterra, così come non ne ha date fino ad oggi e non ne darà il riformismo neoliberista che propone il partito democratico al quale, in fondo, interessa che tutto resti com’è. Occorre un ripensamento a sinistra dell’amministrazione della nostra città, occorrono politiche che prendano una posizione chiara, contro la Solvay ad esempio, così come contro la speculazione edilizia favorita invece dal nuovo piano strutturale, politiche che sviluppino un’economia sana ed equilibrata, che non sprechino risorse pubbliche ma le usino per moltiplicare la ricchezza del territorio per tutti i cittadini.

Enrico Rumori

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Lavoro Senza categoria Solvay

Di nuovo sulla Solvay

pict0939La Val di Cecina ha risorse naturali, minerarie ed energetiche assolutamente preziose che nel 1996 l’allora sindaco Gabellieri, il deputato Brunale, gli altri sindaci della zona, il Presidente della Provincia di Pisa e un dirigente regionale, dato consenso unanime all’accordo Monopoli di Stato- Solvay, senza prima aver informato adeguatamente e recepito, come era doveroso, le opinioni e le sensibilità dei cittadini che rendono vivo e animano il nostri territorio, unici detentori e proprietari di queste risorse.
Con questo accordo in sostanza, i cittadini sono stati espropriati delle risorse di salgemma a favore della Solvay, divenuta unica padrona anche delle concessioni estrattive della ex Salina di Stato, oggi Atisale spa, con la differenza che la Solvay estrae 20 volte di più della salina e quindi consuma 20 volte di più l’acqua necessaria a disciogliere il salgemma, con conseguente evidente impoverimento del nostro fiume Cecina.
A niente sono valse le proteste suscitate da tale accordo e vane le promesse successive di “alleviare”i danni all’ambiente che ne sono scaturiti.
Ma il dato più sconcertante è il pretesto espresso da quel gruppo dirigente politico a giustificazione di tale manovra: l’occupazione in Salina.
Le sorti occupazionali dell’Atisale oggi sono purtroppo sotto gli occhi di tutti.
Questo accordo non ha previsto prescrizioni tassative circa la soluzione del problema idropotabile e quello occupazionale, non ha previsto a carico della Solvay l’obbligo a pena di decadenza delle concessioni estrattive del mantenimento del numero di occupati e non esistono clausole che impongano alla Solvay di assumere i dipendente in esubero e cassaintegrati dell’Atisale.
La Solvay non aveva dunque niente da dare con quell’accordo, gli è stato concesso tutto “senza se e senza ma”, senza che il territorio abbia ottenuto niente in cambio, né in termini di lavoro né di tutela dell’ambiente.
Con questo accordo servile e nella totale assenza di prospettiva politica, quel gruppo dirigente che ancora oggi si “affaccia”alla campagna elettorale del nostro Comune, ha fatto una scelta di campo: una scelta di campo sbagliata, contro il nostro territorio, contro i suoi cittadini e contro lo sviluppo occupazionale.
Non riteniamo sufficienti gli incontri di queste ultime settimane dell’amministrazione, Comunità Montana, Provincia e Regione sul problema; non basta parlare di “sinergie” e “concertazione”, è arrivato il momento, oggi, di dire in modo chiaro, ammettendo gli errori fatti, da che parte si vuole stare, quale interesse è preminente e da tutelare.
Noi la scelta l’abbiamo fatta: dalla parte dei lavoratori che più di tutti pagano queste scelte scellerate, dalla parte della tutela del nostro territorio e quindi di tutti noi.
Lavoreremo in questo senso per un’amministrazione scevra da soggezioni verso le grandi imprese e promuovendo al contempo uno sviluppo economico che lasci sul territorio ricchezza anziché povertà.

Irene Ricotti