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Guerra di Libia Intervista a Lucio Caracciolo


di Tonino bucci

Prima di combatterle nei cieli e in terra, le guerre si preparano con la comunicazione. La guerra in Libia – come tutti i conflitti del XXI secolo – ci dimostrano che il controllo della narrativa è un potere fondamentale. «A determinare le scelte dei decisori – o presunti tali – nelle nostre democrazie ipersensibili ai  media – ha scritto qualche giorno fa su Repubblica il direttore della rivista Limes, Lucio Caracciolo – sono sempre meno concezioni strategiche o anche solo considerazioni di medio periodo, ma reazioni immediate a notizie inverificabili o volutamente inverificate». La disinformazione è solo uno dei temi trattati nell’ultimo Quaderno speciale di Limes in edicola, dedicato alla Libia. Continua la lettura di Guerra di Libia Intervista a Lucio Caracciolo

PROFUGHI IN LIBIA Vogliamo le navi umanitarie

Il Manifesto 22 aprile 2011

Mandate una nave. In Tunisia, in Egitto, oppure al porto di Misurata. Mandate una nave e portate via uomini, donne, bambini. Persone per le quali la Libia era già un inferno prima dell’avvio dell’operazione «Odissea all’alba». Di odissee peraltro se ne intendono. Ci riferiamo a quelle migliaia di cittadini scappati dai paesi sub-sahariani, imprigionati in Libia dagli accordi scellerati che l’Italia, con la benedizione dell’Europa, ha firmato con quel Gheddafi che oggi tutti maledicono. Continua la lettura di PROFUGHI IN LIBIA Vogliamo le navi umanitarie

“la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire” Albert Einstein

APPELLO DI EMERGENCY

Sabato 2 aprile a Roma, in Piazza San Giovanni, alle 15.00

Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra. Gheddafi ha scelto la guerra contro i propri cittadini e i migranti che attraversano la Libia. E il nostro Paese ha scelto la guerra “contro Gheddafi”: ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria.

Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. Ogni “guerra umanitaria” è in realtà un crimine contro l’umanità.

Se si vuole difendere i diritti umani, l’unica strada per farlo è che tutte le parti si impegnino a cessare il fuoco, a fermare la guerra, la violenza, la repressione.

Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono a un certo punto inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Appaiono inevitabili a chi per anni ha ignorato le violazioni dei diritti, a chi si è arricchito sul traffico di armi, a chi ha negato la dignità dei popoli e la giustizia sociale. Appaiono inevitabili a chi le guerre le ha preparate.

Nessuna guerra è necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità. E’ la scelta assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica, che genera “cultura di guerra”.

“Questa é dunque la domanda che vi poniamo, chiara, terribile, alla quale non ci si può sottrarre: dobbiamo porre fine alla razza umana o deve l’umanità rinunciare alla guerra?”

Dal Manifesto di Russell-Einstein, 1955

Perché l’utopia diventi progetto, dobbiamo innanzitutto imparare a pensare escludendo la guerra dal nostro orizzonte culturale e politico. Insieme a tutti i cittadini vittime della guerra, della violenza, della repressione, che lottano per i diritti e la democrazia.

“La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire.”
Albert Einstein

Primi firmatari:

Gino Strada, Carlo Rubbia, Luigi Ciotti, Renzo Piano, Maurizio Landini, Massimiliano Fuksas, Luisa Morgantini.