Archivi tag: Migranti

DERIVA EUROPEA

Guido Viale

Il Manifesto 10 maggio 2010

Volevano liberare il territorio patrio, e quello delle nazioni conquistate – il loro Lebensraum – dalla presenza degli ebrei; per impedire che gli contaminassero razza e costumi; ma non pensavano ancora allo sterminio. Prima avevano cercato di chiuderli nei ghetti: ma «loro» erano troppi e ancora troppo visibili. E si erano resi conto che con i pogrom – famoso è quello della notte dei cristalli – non avrebbero mai risolto il «loro» problema. Poi avevano pensato di deportarli in un paese lontano, in Madagascar; ma era troppo difficile, soprattutto in tempo di guerra. Allora hanno cominciato a ucciderli dove li avevano appena rastrellati, fucilandoli sull’orlo delle fosse comuni che gli avevano fatto scavare. Ma lo spettacolo era sconvolgente e gli schizzi di sangue gli macchiavano le divise. Alla fine hanno inventato le camere a gas e i campi di sterminio: un sistema «asettico», dove hanno convogliato per sopprimerli sei milioni di ebrei. È la storia della Shoah. Continua la lettura di DERIVA EUROPEA

PROFUGHI IN LIBIA Vogliamo le navi umanitarie

Il Manifesto 22 aprile 2011

Mandate una nave. In Tunisia, in Egitto, oppure al porto di Misurata. Mandate una nave e portate via uomini, donne, bambini. Persone per le quali la Libia era già un inferno prima dell’avvio dell’operazione «Odissea all’alba». Di odissee peraltro se ne intendono. Ci riferiamo a quelle migliaia di cittadini scappati dai paesi sub-sahariani, imprigionati in Libia dagli accordi scellerati che l’Italia, con la benedizione dell’Europa, ha firmato con quel Gheddafi che oggi tutti maledicono. Continua la lettura di PROFUGHI IN LIBIA Vogliamo le navi umanitarie

FUORI I PICCOLI CLANDESTINI

Accade, di rado, che il ministro della difesa Ehud Barak si ricordi di essere un laburista. Recuperata per qualche attimo la memoria politica, l’artefice nel 2009 dell’abbraccio fraterno tra il suo partito e la destra del premier Benyamin Netanyahu in funzione anti-palestinese, ora protesta per la decisione presa nei giorni scorsi dal governo del quale fa parte di cacciar via 400 bambini stranieri, molti dei quali con meno di cinque anni di età, figli di lavoratori immigrati non in regola. Altri 800, sulla base del provvedimento, verranno rispediti al mittente al compimento del 21esimo anno. Continua la lettura di FUORI I PICCOLI CLANDESTINI

24 ore senza immigrati

Manconi: «Ma quale solidarietà, è questione di diritti»

Oltre il 45% dei giovani italiani è xenofobo. A renderlo noto è l’Assemblea delle Regioni in un recente sondaggio. Cifre allarmanti ma che non sorprendono se pensiamo che, praticamente ogni giorno, si verificano nel nostro Paese episodi di razzismo. Oggi, primo marzo, l’Europa scenderà in piazza. Sciopereranno i migranti, contro il razzismo delle leggi dello stato e quello quotidiano, “fatto di aggressioni fisiche, verbali, psicologiche”. E contro le reiterate distorsioni dei media: “In tutta una serie di delitti – afferma il sociologo Luigi Manconi – accanto alla descrizione del fatto, compare infallibilmente la nazionalità dell’autore del reato, cosa che non accade quando si vuole indicare come autore del reato un veneto o un sardo… Sono tic linguistici…?” Continua la lettura di 24 ore senza immigrati

Dossier immigrazione della Caritas

IL COMUNE DI VOLTERRA-Assessorato alle Politiche Sociali
E LA CARITAS DI VOLTERRA

presentano

VENERDI’ 5 FEBBRAIO 2010 ALLE ORE 17
NELLA SALA DEL CONSIGLIO DEL COMUNE DI VOLTERRA
Immigrazione, conoscenza e solidarietà

immigrazione tutti invitati

http://www.dossierimmigrazione.it/schede/pres2009.htm

Sono molto soddisfatto che l’assessore Sonia Guarneri abbia sentito il bisogno di impegnare il Comune di Volterra sul tema dell’immigrazione, organizzando una bella iniziativa insieme con la Caritas. Noi della Sinistra per Volterra non faremo mancare la nostra partecipazione, dopo che abbiamo sollecitato lei e la sua maggioranza, senza successo, in Consiglio Comunale, a pronunciarsi contro le leggi razziste del Governo Berlusconi. Il lavoro della Caritas, di aiuto agli immigrati, supplisce tante carenze della pubblica amm.ne. In questo caso fornisce uno strumento di conoscenza indispensabile alla formazione di un’opinione corretta sui fatti. Il Governo avrebbe dovuto fare il “pacchetto integrazione” e non il “pacchetto sicurezza”, così mi par di capire dalla conclusione di Franco Pittau nella presentazione del libro, che qui sotto riporto:

“In conclusione, il Dossier non afferma che l’immigrazione non presenti aspetti problematici ma, attraverso i numeri, ci orienta verso una sua visione realistica e più positiva. Ciò comporta da parte di ciascuno di noi una messa a punto dell’atteggiamento personale, liberandolo dai pregiudizi, e da parte dei politici una maggiore apertura in materia di cittadinanza e di partecipazione, come anche la messa a disposizione di maggiori risorse. Infatti, la vera emergenza in Italia migratoria è la mancanza di un consistente “pacchetto integrazione” che prepari allo scenario di metà secolo, quando saremo chiamati a convivere con 12 milioni di immigrati, la cui presenza sarà necessaria per il funzionamento del Paese.


Avanti arditi!

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A Rosarno hanno fatto tesoro delle indicazioni del ministro dell’interno. Disse Maroni il primo febbraio 2009: «Per contrastare l’immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti, ma cattivi, determinati». Ora suppongo che le squadracce di Rosarno si siano riunite, prima delle loro azioni. Siamo nel giusto?, si saranno chiesti gli arditi degli agrari. Poi, ricordate le parole del ministro, chissà, si saranno sentiti meglio. «Cattivi e determinati», ha detto lui. «La gente imbraccia i fucili», scrive il Corriere della Sera. Non fa una piega, e la prossima volta che qualcuno ci fa la solita lezioncina sui cattivi maestri sarà bene ricordarsene. Del resto, il ministro dell’Interno ha più volte ribadito il concetto. Disse a Pontida: «Noi vogliamo consentire ai cittadini di partecipare. Le abbiamo chiamate associazioni di volontari per la sicurezza. Ci hanno risposto che vogliamo le ronde. Ebbene sì, vogliamo le ronde! Chiamiamole col loro nome, non abbiamo paura delle parole». Ebbene sì, hanno detto anche a Rosarno. Ma anche noi siamo gente concreta, che non ha paura delle parole, e sappiamo chiamare le cose con il loro nome. Questa in italiano si chiama istigazione (traduco: istigasiùn).
Del resto il partito del ministro dell’interno ha tra le sue fila alcuni condannati per istigazione all’odio razziale, e questo rende come minimo inopportuno che quel ministero sia affidato alla Lega. Che poi i padani al governo vogliano difendere i cittadini calabresi è davvero strabiliante, visto il loro rispetto per la gente del sud. «Senti che puzza scappano anche i cani / stanno arrivando i napoletani», canta allegramente un deputato europeo leghista, tale Salvini, immortalato per i posteri (e i napoletani) su YouTube. Insomma, il linguaggio è da squadristi, gli arditi sul campo fanno parlare il sor randello, gli agrari e i terratenientes festeggiano la lezione impartita agli schiavi. Vi ricorda qualcosa? Mavalà! Benvenuti negli anni Dieci.

di Alessandro Robecchi
Il Manifesto 10 gennaio 2010

Saviano: africani coraggiosi contro le mafie

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«La rivolta di Rosarno è la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie», per questo secondo quello che dice Roberto Saviano  sono più coraggiosi di noi e non vanno criminalizzati ma scelti come alleati contro l’illegalità. «La prima – ricorda ancora Saviano  – ci fu a Villa Literno nel 1989, la seconda a Castelvolturno nel 2008 e le ultime due a Rosarno, sempre in seguito ad aggressioni subite da membri della comunità africana. Gli immigrati sembrano avere un coraggio contro le mafie che gli italiani hanno perso poichè per loro contrastare le organizzazioni criminali è questione di vita o di morte. E qualunque sia la nostra opinione sulle modalità della rivolta è necessario comprendere che ad essersi ribellata è la parte sana della comunità africana che non accetta compromessi con la ‘ndrangheta».
Per l’autore di Gomorra «gli immigrati che protestano sono nostri alleati nella battaglia all’illegalità e non dovremmo criminalizzarli. Mi piace sottolineare, a questo proposito, ancora una volta, che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere.»

da L’Unità 08 gennaio 2010

HO ASSISTITO AD UN BELLO SPETTACOLO

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Desidero fare i miei complimenti agli artisti che hanno realizzato la serata in onore del premio Beppino Raspi al Teatro Persio Flacco, il gruppo “Tazza d’Arianna” e gli altri musicisti e cantanti.

Avete presentato un repertorio interamente dedicato al tema dei migranti attraversando il secolo scorso con le storie della miseria, dello sfruttamento, del razzismo e delle tragedie del mare che hanno colpito gli italiani, fino ad arrivare alla situazione presente con gli stessi problemi e le stesse tragedie che gli italiani guardano dall’altra parte della barricata.

Avete dimostrato il vostro coraggio civile, rispondendo implicitamente con una bella lezione a quanti, anche nella nostra città, non hanno avuto ancora il coraggio di manifestare la loro opinione contro le leggi razziste del governo nazionale.

Questo è come io ho inteso il significato del vostro spettacolo e sarebbe per me già abbastanza.

Ma aggiungo i miei complimenti anche per le capacità artistiche con cui avete incantato la platea per più di due ore.

Ormai conosco Riccardo e so che è capace di usare l’arte della leggerezza per trasmettere contenuti importanti con forme raffinate. Le due ragazze, Valeria e Sara, mi hanno impressionato con la loro bella presenza scenica e le loro voci espressive e sicure. Davide ha guidato lo spettacolo da maestro con le sue esibizioni moderne, accompagnato dagli altri musicisti, che a Volterra ormai tutti amano e considerano presenze obbligate. Bravi.

Danilo Cucini

Dario Fo sul razzismo

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di Dario Fo
FUORI DAL BARATRO
Dobbiamo ripeterlo, all’infinito. L’Italia che ha introdotto il reato d’immigrazione clandestina, l’allungamento della detenzione preventiva, che pratica i respingimenti azzerando il diritto d’asilo, è un paese sul baratro.
È in atto, qui e ora, una trasformazione violenta della nostra natura, un capovolgimento antropologico, una corruzione storica. Ne viene modificata la ragione d’essere di un popolo, le basi costitutive della convivenza tra gli umani e la cancellazione insieme delle basi del diritto universale come del cuore solidaristico ed egualitario della nostra costituzione.
Una delle culture profonde e fin qui radicate che così rischiano di venir meno è quella dell’asilo, del soggiorno e dell’ospitalità, tradizione positiva di quella che chiamiamo «nostra civiltà». Con i respingimenti e con le ronde che privatizzano e aizzano all’odio sulla sicurezza, tutti i giorni la civiltà è negata. Negato quel diritto all’asilo che esisteva nelle chiese cristiane 2000 anni fa e che era parte costitutiva della realtà dei Comuni che garantivano la salvezza del fuggiasco e dell’oppresso che si era liberato dal servaggio del vassallo. «Sei salvo», dicevano offrendo libertà e lavoro. Poi si dicono cristiani. Non sanno neanche che cosa significhi. Perché il cristianesimo è accoglimento, la prima regola, il primo atto d’amore verso il cacciato. C’è una cosa che io recito in questi giorni con Franca Rame su Ambrogio: sant’Ambrogio in un suo discorso che tiene ai parrocchiani ad un certo punto se la prende con i ricchi e dice: «Ricordati che quando sentirai lamento e bussare alla porta, alla tua porta, mentre sei al tiepido e tranquillo e coperto, colui che viene a bussare è un uomo e quell’uomo si chiama Gesù». Pensa un po’.
Di più. La cosa orrenda è che noi ormai siamo pronti ad accettare l’ospitalità solo se è pagata bene. Se chi viene a chiedere ospitalità ha la possibilità di pagarci. Eppure nello scambio ineguale i miseri siamo noi e l’arricchimento tra le culture sembra una favola affondata, colata a picco con la disperazione dei naufraghi dei barconi, dentro le apparenze-verità televisive. Ecco che crolla quella sensibilità minuta del vivere, patrimonio fin qui diffuso. Prima si diceva: nessuno riceverà solo un bicchier d’acqua se dirà ho sete alla nostra porta, noi daremo il vino. È un’espressione che c’è in Veneto, in Lombardia, in Piemonte, in Sicilia, dappertutto. Offriamo a chiunque, prima ancora che quello chieda. E oggi l’unica cosa che sappiamo dire, grazie alla destra di governo, al populismo razzista che alimenta, ma anche ai molti ritardi e silenzi di quella che ancora ci ostiniamo a chiamare sinistra è: vattene via.
Hanno diritto all’accoglienza perché hanno diritto a fuggire dalla guerra, dai regimi dittatoriali che noi spesso aiutiamo per le materie prime da sfruttare. E perché rifiutano la miseria e la fame. Lo dice l’Onu che c’è un miliardo di esseri umani ridotto a morire perché in assenza di cibo nelle periferie e baraccopoli dei continenti depredati come l’Africa e l’Asia. E noi offriamo di caldo solo il razzismo che è l’anticamera, aperta, del fascismo.
Oggi in piazza e ogni giorno nella realtà quotidiana dobbiamo essere in tanti per fermare questa deriva, per gridare che i migranti siamo noi.

Il manifesto 17 ottobre 2009