Saline  aprile 2011

I lavoratori della Salina di Volterra e le Rappresentanze Sindacali Unitarie sottopongono all’attenzione delle Istituzioni e ai rappresentanti politici presenti la situazione di totale abbandono del sito di Saline, che si é determinata a seguito della mancanza di scelte che la proprietà non ha operato a Fronte dei noti pluri avvicendamenti del gruppo dirigente di Atisale.

Dopo tre ristrutturazioni fatte nell’arco di pochi anni, l’ex Salina di Stato ha perso oltre il 50% dei dipendenti.

Dal 2003 al 2008 l’azienda ha stanziato sulla carta milioni di euro, anche per lo stabilimento di Saline, ma nessun intervento strutturale é stato fatto, nessun ammodernamento degli impianti e messa in sicurezza.

In 7 anni siamo passati da 70 a 38 dipendenti.

Nei passati piani industriali e stato posto l’accento sulla necessità di ristrutturare la rete di vendita, adeguandola ad una produzione di sale con più alto valore aggiunto, che avrebbe consentito al sito di Saline di essere concorrenziale, l’unico sito del gruppo che produce sale essiccato puro oltre il 90%, con un mercato da sviluppare verso l’industria alimentare e la produzione di pastiglie per addolcitori.

Nel 2009 la società fa ricorso alla CIGS per motivi di ristrutturazione, rinnovo e aggiornamento tecnologico degli impianti.

La CIGS é in scadenza e ancora una volta nessun intervento é stato fatto sugli impianti ormai logori e a rischio sicurezza.

Ad oggi sono ancora in Cassa Integrazione 5 lavoratori e ci ritroviamo a lavorare ad organico ridotto, impossibilitati a rispettare le norme minime di sicurezza e gli obblighi di segnalazione e controllo previsti a carico del Capo Turno. Quest’ultimo é costretto, mancando il personale, a coprire una postazione fissa; non può né svolgere un controllo sulla sicurezza del personale né gestire eventuali piani di emergenza, né prevenire e denunciare eventuali danni ecologici.

Nell’ultimo accordo triennale 2009-2011 l’azienda cambia la strategia commerciale: il 60% della produzione si concentra sul sale umido, con minor valore aggiunto e solo il 40% sul sale essiccato, l’unico che consente al sito di Saline di essere competitivo sul mercato, perché é il prodotto che meglio può assorbire l’elevato costo energetico.

In sostanza in questi anni é stata fatta dall’azienda una scelta commerciale che mette in ginocchio Saline, che non può competere con le saline marine per la produzione di prodotti a basso valore aggiunto come il sale umido.

Il problema non sta quindi nella capacità produttiva del sito ma nelle scelte di carattere commerciale assunte dall’azienda.

E’ chiaro che per il rilancio del sito produttivo di Saline occorre una nuova strategia industriale che metta a valore la tipicità del prodotto e la storia del territorio.

Ogni imprenditore ha una responsabilità verso il territorio che lo ospita ed ha obblighi nei confronti dei propri dipendenti.

E’ arrivato il momento di chiedere al1’azienda la valorizzazione della capacità produttiva, tanto più se legata a concessioni minerarie.

Il 14 aprile prossimo si terra l’incontro chiesto dalle 00.SS. Territoriali e più volte rimandato, tra la Direzione di Atisale, le Istituzioni Provinciali e i Rappresentanti Sindacali, dove chiediamo ad Atisale un serio piano industriale di sviluppo dell’azienda di Saline e quindi di tutto il territorio, che già paga in termini di sfruttamento delle risorse comuni, e che oggi ha bisogno di ricevere in cambio il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei livelli occupazionali.

RSU ATISALE-SALINE DI VOLTERRA

Roberto Santucci, Roberta Creatini, Marco Marini

COMUNICATO STAMPA RSU ATISALE
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