pict0939La Val di Cecina ha risorse naturali, minerarie ed energetiche assolutamente preziose che nel 1996 l’allora sindaco Gabellieri, il deputato Brunale, gli altri sindaci della zona, il Presidente della Provincia di Pisa e un dirigente regionale, dato consenso unanime all’accordo Monopoli di Stato- Solvay, senza prima aver informato adeguatamente e recepito, come era doveroso, le opinioni e le sensibilità dei cittadini che rendono vivo e animano il nostri territorio, unici detentori e proprietari di queste risorse.
Con questo accordo in sostanza, i cittadini sono stati espropriati delle risorse di salgemma a favore della Solvay, divenuta unica padrona anche delle concessioni estrattive della ex Salina di Stato, oggi Atisale spa, con la differenza che la Solvay estrae 20 volte di più della salina e quindi consuma 20 volte di più l’acqua necessaria a disciogliere il salgemma, con conseguente evidente impoverimento del nostro fiume Cecina.
A niente sono valse le proteste suscitate da tale accordo e vane le promesse successive di “alleviare”i danni all’ambiente che ne sono scaturiti.
Ma il dato più sconcertante è il pretesto espresso da quel gruppo dirigente politico a giustificazione di tale manovra: l’occupazione in Salina.
Le sorti occupazionali dell’Atisale oggi sono purtroppo sotto gli occhi di tutti.
Questo accordo non ha previsto prescrizioni tassative circa la soluzione del problema idropotabile e quello occupazionale, non ha previsto a carico della Solvay l’obbligo a pena di decadenza delle concessioni estrattive del mantenimento del numero di occupati e non esistono clausole che impongano alla Solvay di assumere i dipendente in esubero e cassaintegrati dell’Atisale.
La Solvay non aveva dunque niente da dare con quell’accordo, gli è stato concesso tutto “senza se e senza ma”, senza che il territorio abbia ottenuto niente in cambio, né in termini di lavoro né di tutela dell’ambiente.
Con questo accordo servile e nella totale assenza di prospettiva politica, quel gruppo dirigente che ancora oggi si “affaccia”alla campagna elettorale del nostro Comune, ha fatto una scelta di campo: una scelta di campo sbagliata, contro il nostro territorio, contro i suoi cittadini e contro lo sviluppo occupazionale.
Non riteniamo sufficienti gli incontri di queste ultime settimane dell’amministrazione, Comunità Montana, Provincia e Regione sul problema; non basta parlare di “sinergie” e “concertazione”, è arrivato il momento, oggi, di dire in modo chiaro, ammettendo gli errori fatti, da che parte si vuole stare, quale interesse è preminente e da tutelare.
Noi la scelta l’abbiamo fatta: dalla parte dei lavoratori che più di tutti pagano queste scelte scellerate, dalla parte della tutela del nostro territorio e quindi di tutti noi.
Lavoreremo in questo senso per un’amministrazione scevra da soggezioni verso le grandi imprese e promuovendo al contempo uno sviluppo economico che lasci sul territorio ricchezza anziché povertà.

Irene Ricotti

Di nuovo sulla Solvay
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