Rifondazione Comunista e La Sinistra per Volterra hanno colto nel segno. Un loro manifesto ha provocato diverse reazioni stizzite, rilevabili anche in almeno un paio di articoli sullo scorso numero della Spalletta.

Qualcuno, per esempio Manola Rosa, ci ha accusato di aver messo i cittadini alla gogna solo perché abbiamo riprodotto, con tanto di firme, un brano delle loro osservazioni al pessimo Regolamento urbanistico approvato dalla precedente amministrazione comunale a guida PD. Non intendevamo minimamente mettere alla gogna nessuno. Anzi crediamo vada a merito di quei cittadini aver sottoscritto un documento che abbiamo condiviso fino al punto di utilizzarlo ampiamente per le osservazioni che anche Rifondazione comunista presentò. Volevamo solo far emergere che tra quei firmatari figurano molti attuali dirigenti della lista civica, Assessori e Sindaco e che questi ultimi sulla materia hanno cambiato idea, ritenendo che non è più il caso di opporsi a progetti, come quello di Poggio alle Croci, che attuano quel regolamento. Ci dispiace. Comprendiamo il loro disagio. Ma esso non dipende dal fatto che abbiamo evidenziato pubblicamente questa loro incoerenza, bensì solo dal loro operato incoerente. A loro non ha dato fastidio la nostra presunta “gogna” ma la ver-gogna perché è stato messo a nudo il loro voltafaccia.

Ci viene anche contestato il reato di falso perché abbiamo presentato quelle osservazioni come se fossero state promesse elettorali ma, nel contestare tale reato, si sottace il fatto che il programma elettorale della lista civica le ricalcava pari pari. Come  si evince dal seguente passo del loro programma: “a tale scopo la nuova maggioranza dovrebbe procedere ad  attuare alcune varianti al Regolamento Urbanistico (e, ove necessario, anche alla disciplina di  Piano Strutturale, come previsto dalla L.R. 01/2005) in modo da perseguire i seguenti obiettivi. 1) Affinché l’area di Poggio alle Croci (destinata nel RU adottato a prevalenza di turistico-ricettivo) resti a disposizione anche dei cittadini volterrani, si dovrà disporre che le volumetrie previste a scopo residenziale siano almeno parzialmente destinate ad edilizia popolare, agevolata o a canone concordato, e che le restanti volumetrie vadano destinate in una certa misura a strutture pubbliche di interesse generale”.

Peraltro tale passo lo ha sintetizzato bene l’articolo di Irene Nesi, pur ferocemente critica, anch’ella, verso Rifondazione. Particolarmente evidente il suo disagio, tanto da cambiare le carte in tavola quando sostiene che Rifondazione non avrebbe avuto una propria posizione senza la sua illuminata assistenza. L’arch. Nesi ci ricorda come sia stata lei a collaborare con Rifondazione e in qualche modo a suggerirci diverse osservazioni. Nessun problema ad ammetterlo, come abbiamo fatto, senza che lei ce lo chiedesse, in sede di Consiglio comunale aperto dove abbiamo affermato di aver ripreso, condividendole, gran parte delle osservazioni degli esponenti della lista civica. La collaborazione allora c’era ed era reciproca. Essa è stata possibile fino a che non hanno cambiato idea  in maniera inspiegabile. All’arch. Nesi dobbiamo anche pubblicamente il ringraziamento per il suo fattivo contributo di carattere tecnico? Nessun problema. Eccolo.

Quello che invece è falso è che Rifondazione non abbia avuto una propria idea in materia e che solo l’imbeccata della professionista le abbia consentito di presentare una posizione. Irene Nesi, nel suo intervento in Consiglio, da brava tecnica, ha ben chiarito che il Regolamento è una conseguenza stretta del Piano strutturale, approvato precedentemente. Ebbene sul Piano strutturale ci siamo opposti con tutta la nostra forza in Consiglio comunale, abbiamo fatto volantini e manifesti, abbiamo organizzato un convegno, abbiamo presentato osservazioni, abbiamo  proposto in Consiglio provinciale che la Provincia di Pisa si opponesse nelle forme previste dalla legge Regionale. Tutto questo ben prima che l’arch. Nesi ci passasse le sue carte e forse prima che buona parte degli attuali amministratori si fosse fatta un’idea di cosa c’era in ballo. Questo per la verità dei fatti.

Il resto, i contorcimenti per dimostrare che ormai non si può più tornare indietro, che non  si può cambiare il regolamento, salvo mendicare qualche modifica marginale al progetto presentato dall’acquirente, sono pietose scuse su cui non merita soffermarci. Perché di fronte a un atto di così grande rilievo per le sorti di Volterra e che rischia di arrecare danni irreversibili al suo territorio, un’amministrazione saggia si adopera per superare tutti gli ostacoli di ordine tecnico e legale.

Ci auguriamo, non per noi, ma per l’interesse di Volterra, che d’ora in avanti la Lista civica indirizzi i propri sforzi non a demonizzare Rifondazione, ma a trovare vie di uscita serie alla situazione complessa che ha di fronte. Se ci fosse questa volontà noi saremmo disponibili a dare il nostro fattivo apporto.

Partito della Rifondazione Comunista Volterra

Gogna o (ver)gogna?

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