S. Chiara, il Cda resta in carica

Le dimissioni vengono respinte, ma la maggioranza va in frantumi

di Francesca Suggi

VOLTERRA. In bilico tra Santa Chiara e “falsi manager”. Sulle dimissioni o meno del Cda della casa di riposo si spacca, di fatto, la maggioranza e la governabilità del Comune vacilla sempre più. Da una parte gli “scissionisti” ex buselliani che votano insieme alle opposizioni di centro sinistra per chiedere al sindaco di accettare la scelta dei consiglieri di amministrazione, dall’altra il primo cittadino e tutti gli irriducibili di Uniti per Volterra che respingono il documento.  Dieci voti a dieci, nelle file di Città aperta manca Pierluigi Dei, l’assenza è decisiva per la volata di quel che resta della maggioranza. Ma la diagnosi del consiglio comunale è chiara: l’amministrazione volterrana è malata. Il virus si chiama crisi politica e si manifesta in una seduta fiume. Che scivola via in un Palazzo dei Priori stile curva da stadio tra colpi di scena, presunte irregolarità – tipo l’intervento di un non consigliere comunale-, richiami all’ordine con tanto di arrivo sul finale di due agenti della Digos.  La città vuole sapere come la giunta si rialzerà dopo il terremoto del super esperto millantatore Emanuele Orsi, alla guida delle 2 aziende pubbliche Santa Chiara e Asav. Il “po po’ di consulente” – un po’ di ironia di Rosa Dello Sbarba – consigliere politico dell’assessore al bilancio Paolo Moschi che rappresentava il Comune pure al Siaf e che in un anno di incarichi si è messo in tasca oltre 20mila euro di soldi pubblici. «Non cerco capri espiatori, sono io che ho fatto le nomine e sto facendo verifiche per accertare eventuali danni. Non metto in discussione il lavoro del cda dell’ente», esordisce il sindaco. Il caos è totale. Si comincia con la richiesta di revoca del cda della residenza per anziani sottoscritta da Città Aperta e La Sinistra per Volterra. Ma per un “disguido” – lo definisce Marco Buselli – la mozione non viene discussa. Poco male, dopo 3 ore di accese dibattito salta fuori alle 19.30 che la mattina stessa il Cda aveva rassegnato le dimissioni. Lo svela Fabio Bernardini, uno dei 4 assessori dissidenti a cui si aggiunge, ormai ufficialmente la capogruppo Elisa Tonelli – il cui voto ha spiazzato gli ex compagni – «Anch’io sono responsabile di una parte degli errori: ho controllato poco”. Chiede scusa anche per la questione del “diritto naturale” con cui la giunta giustificò, senza formalizzare in alcun modo, l’incarico di Orsi come consigliere ad personam di Moschi. E’ lui a proporre che la mozione di Città Aperta sia emendata, togliendo la parte legata alla richiesta di revoca per aggiungere l’invito al sindaco di accettare le dimissioni. Anche la collega dissidente Sonia Guarneri si scusa con la città, dipendenti e utenti del Santa Chiara. Un sonoro mea culpa. «Questa amministrazione ha sbagliato e io come assessore al sociale mi sono fidata di uno che veniva presentato come un genio della finanza. Se – e sottolinea il se – resterò assessore non ci sarà mai più un cda che non riferisce dell’operato all’amministrazione, che per legge ha il dovere di controllo». Gli interventi si rincorrono. Ad un vicesindaco alterato che non risparmia attacchi anche personali a Dello Sbarba, fa eco Paolo Moschi: «Sono molto rammaricato, preciso che Orsi già nel 2001 era a Volterra per fare corsi di formazione, quindi non è arrivato con questa giunta». Buselli prende la parola alla fine. Fa la cronistoria dei fatti. Non giustifica i silenzi. Parla del buco a bilancio del Santa Chiara. Il discorso prende altre vie, il pubblico mormora.  Poi al voto finale, qualcuno parla di comiche: come per magia la votazione diventa doppia. Il sindaco prima non vota. Si ripete.  Alza la mano e chiede una sospensione temporanea prima della votazione del documento emendato, che alla fine non passa. Scoppia il caos e i dubbi sulla irregolarità lievitano.

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