POGGIO ALLE CROCI

Nel vecchio piano regolatore quest’area era indicata come l’unica area di sviluppo per nuove abitazioni, c’erano previste una quarantina di nuove palazzine. Però nessuno ha potuto costruirci la casa.

E’ vero che negli ultimi vent’anni poche famiglie hanno costruito una casa nuova a Volterra, ma a Poggio alle Croci non si è potuto costruire perché la USL ha sempre voluto vendere tutta l’area in un lotto unico e non ha mai trovato nessuna impresa di costruzioni che avesse intenzione a fare l’investimento.

La USL ha seguito una sua logica, suggerita dalla oggettiva difficoltà del riutilizzo di grandi strutture come il Ferri e lo Charcot. Tuttavia, così, non ha certamente assecondato gli interessi della comunità, che aveva fatto quella scelta urbanistica guardando a quell’area come soluzione ottimale per costruire nuove abitazioni, in sintonia con la naturale espansione dell’abitato di borgo San lazzero.

Ci sarebbero potute essere soluzione anche per le grandi strutture. Voglio fare solo due esempi.

Se magari la Cassa di Risparmio avesse scelto di recuperare un padiglione per ospitare il SIAF e se un ex padiglione fosse stato ristrutturato per ospitare il nuovo Hotel Le Fonti.

Sarebbe stata rivitalizzata un’area e non sarebbero stati consumati gli spazi che entrambi queste grandi opere hanno usato con nuove costruzioni.

Comunque quest’area di Poggio alle Croci è rimasta l’unica area libera dove è possibile costruire nuove case per l’espansione della città, se si esclude di costruire sulle argille franose del così detto affaccio sud.

E il futuro non finisce domani. In questa città ci saranno, almeno vogliamo sperarlo, nuove necessità e nuove occasioni di sviluppo edilizio che ci consigliano di non consumare tutto oggi il nostro territorio.

Invece, abbiamo il nuovo regolamento urbanistico, approvato dalla precedente maggioranza nell’ultima seduta utile del consiglio comunale, che ha imposto alla città un’eredità forse non del tutto gradita. E, per il nuovo regolamento, questo spazio di Poggio alle Croci deve essere consumato subito e tutto insieme, con la costruzione di un villaggio turistico.

Il villaggio turistico di Poggio alle Croci avrebbe naturalmente tutte le strutture interne tipiche dei villaggi turistici, centro benessere, piscina, ristoranti, palestra ecc. e avrebbe, naturalmente, anche la tipica caratteristica omogenea a tutti i villaggi turistici, che è l’autosufficienza e la separazione dalla città ospitante, caratteristica che un turismo ormai omologato richiede a questo tipo di strutture.

Quindi non ha molto senso il tentativo di voler risolvere il problema dell’accesso libero dei cittadini non clienti all’interno di una struttura di villaggio turistico.

Perché il problema della accessibilità non si pone in termini di possibilità di visitare un luogo entrando senza permessi o con permessi particolari.

Accessibilità pubblica di un luogo significa un’altra cosa, significa che il luogo è parte integrante della città, che appartiene alla comunità e che vive secondo le regole e le abitudini della comunità. E queste condizioni non possono essere realizzate dentro ad un villaggio turistico.

Per questo è evidente che con questo progetto la città non si riapproprierebbe del Poggio alle Croci, ma lo taglierebbe completamente fuori per sempre dalla sua disponibilità e fruibilità.

Quali dovrebbero essere i vantaggi futuri per Volterra derivanti da questa operazione, in cambio della cessione di questo spazio privilegiato?

Certamente un aumento di turisti in visita alla città, ma solo in visita, perché l’autosufficienza di questo tipo di strutture non coinvolgerebbe nessun settore dell’economia turistica locale. Anzi, al contrario, potrebbero nascere anche rischi di concorrenza per le strutture locali, penso ai ristoranti, alla piscina, ai luoghi culturali ecc.

Ma soprattutto c’è un’altra considerazione di carattere generale, non solo di tipo urbanistico, che sconsiglia questa operazione.

Tutti sappiamo che il piacere di visitare Volterra è dato dalla bellezza del suo territorio, dal rapporto tra città e campagna, da un ambiente dove ancora il costruito ed il naturale si confondono, risultato di una simbiosi antica fra natura e lavoro.

Questa consapevolezza ha consigliato sia i privati, sia le pubbliche amministrazioni, a fare una politica per il turismo orientata alla crescita culturale della città, alla protezione delle caratteristiche ambientali, alla valorizzazione delle produzioni tipiche sia dell’artigianato artistico, sia dell’agricoltura.

Abbiamo pensato, cioè, ad un modella di turismo sostenibile, che, interessato e rispettoso della natura di questa città, la consuma il meno possibile e aiuta la sua economia.

Tutti ci siamo lamentati delle trasformazioni che non siamo riusciti a frenare e che snaturano i caratteri della città, vedi le pizzerie, vedi i tanti bazar.

Ma non si possono criticare le pizzerie e negozi di souvenir per poi accettare con ammirazione i villaggi turistici.

Sono due facce della stessa medaglia del turismo consumista.

Con la piccola differenza che il villaggio turistico di Poggio alle Croci non consumerebbe l’immagine di una strada o l’originalità di qualche prodotto artigianale, ma consumerebbe tutti per sé 11 ettari di città e una buona quantità di servizi già ora insufficienti per esempio acqua, energia ecc.

Dovremmo tener ferme le nostre regole quando si cerca di progettare il nuovo sviluppo, compreso lo sviluppo del turismo. Spesso non lo facciamo, ma è nostro dovere collettivo conservare la tensione verso questo equilibrio, perché sta in questo equilibrio delicato il segreto della nostra attrattiva.

Improvvisamente abbiamo assistito, invece, ad una specie di schizofrenia nelle decisioni della passata amministrazione.

Da una parte investimenti pubblici sulla valorizzazione dell’arte e della cultura, investimenti pubblici per le produzioni locali, la filiera corta, Volterra Gusto, cioè per incentivare il rapporto stretto tra la vita cittadina e i visitatori della città.

Dall’altra l’approvazione di un piano strutturale e di un regolamento urbanistico che concedono il territorio alla speculazione edilizia e consentono, nel settore turistico, l’arrivo della forma più speculativa, distante e aliena rispetto agli interessi di una piccola città d’arte come Volterra, di una megastruttura “villaggio turistico”.

Nell’interesse della nostra città non dobbiamo consentire la costruzione, dentro il nostro tessuto urbano, di un “non luogo” di dimensioni enormi, fuori da ogni misura ed equilibrio rispetto alla città.

Noi non dobbiamo  pensare ad un villaggio a cinque stelle, dobbiamo continuare a pensare e a lavorare per una città intera a cinque stelle.

Questa amministrazione espressa dalla Lista Civica si trova a gestire un’altra situazione urbanistica, Poggio alle Croci, di cui non porta la responsabilità.

Così come non portava la responsabilità del piano attuativo di Casa alle Monache e per quella situazione do atto al sindaco di aver cambiato opinione e di aver annunciato che accoglierà i suggerimenti della Provincia.

Ma proprio perché questa amministrazione non porta la responsabilità di queste scelte urbanistiche e si era presentata agli elettori promettendo il cambiamento della vecchia politica e di rimettere in discussione anche le scelte urbanistiche, ora è arrivato il momento delle decisioni.

Questa situazione deve essere affrontata e risolta.

La mia parte politica chiede che vengano cambiate le previsioni urbanistiche per quest’area, per consentire la predisposizione di una normativa urbanistica per la naturale espansione dell’abitato della città, che preveda  normali residenze per i cittadini e anche strutture turistiche e ricettive.

Consiglio Comunale aperto – Danilo Cucini

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