La lista civica si qualifica come apolitica, estranea alle ideologie, si presenta come un gruppo eterogeneo ma unito cha ha come collante la voglia di cambiare Volterra, di migliorarla e riportarla agli antichi splendori. Non prende una parte decisa, quindi, ma dà un giudizio netto, duro e negativo su quello che è stato il passato della nostra città.

Per passato non si intende quello prossimo, sul quale il giudizio negativo è unanime (lo stesso PD ha ostentato il rinnovamento rinnegando così il recente passato) ma, per bocca del suo capolista, comprende nel giudizio negativo gli ultimi sessanta anni di storia volterrana, tutta la storia democratica del comune di Volterra dal dopoguerra ad oggi, una storia che mai è stata scritta dalle destre.

Ora, per dirla con Bobbio “..Nel linguaggio politico i buoni e, rispettivamente, i cattivi possono trovarsi tanto a destra quanto a sinistra. Dipende da quale parte il giudizio provenga. Il giudizio di valore positivo o negativo che si dà di volta in volta sulla destra e sulla sinistra è parte integrante della stessa lotta politica…..”

Come fa a definirsi apolitica una lista che rinnega sessanta anni di amministrazione del nostro comune? Nella migliore delle ipotesi questo è qualunquismo populista, corrente di pensiero da sempre cavallo di troia delle destre quando queste hanno il bisogno di imporsi sulla scena.

La tattica è collaudata, cavalcare l’evidente malcontento mettendo in evidenza mancanze e malgoverno per raccogliere facili consensi. La Lista Civica prova a dare delle risposte con un programma articolato, questo è innegabile e nessuno li accusa di non fare proposte volenterose, ma il danno ormai è fatto; il risultato primo della politica populista portata avanti dalla lista e dalla sua emanazione anticipatrice SOS Volterra è quello di scollare i cittadini dalla rappresentanza politica, è il fare di tutta un’erba un fascio. Così si scredita completamente un sistema che invece è necessario per la convivenza democratica e civile della società, perché è solo all’interno di un sistema democratico e pluralista che si possono denunciare gli errori di chi è chiamato a governare, è solo in un sistema in cui si riconoscano e si tollerino le differenze politiche e ideologiche (altro termine avversato dalla lista civica) che si creano gli anticorpi necessari a prevenire una patologia di stampo totalitario, malattia verso la quale il nostro paese è sempre purtroppo predisposto. E la nostra città fa parte del nostro paese.

Il gioco è pericoloso, la lotta politica deve essere guidata dalla denuncia dei fatti e dalla critica alle linee di governo, non dal qualunquismo; questo porta solo alla demolizione di un sistema conquistato con fatica dai padri della nostra repubblica.

Per questo riteniamo che la lista civica non sia per niente apolitica, ammesso che questo termine abbia un senso in una gara elettorale; vediamo in essa una intolleranza grave verso chi si pone come un ostacolo davanti a loro, evidente è la reazione infastidita che hanno avuto alla nascita della nostra lista e la conseguente accusa che ci hanno mosso di essere una lista civetta del PD, dal quale invece ci distacchiamo nettamente per contenuti programmatici e valori ideologici. Noi siamo di sinistra e lo dichiariamo apertamente, siamo identificabili e coerenti, chiari e abbiamo il coraggio e l’orgoglio di prendere una posizione.

Enrico Rumori

La sinistra per Volterra


L’apoliticità della lista civica
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