Per la seconda volta il Tribunale Amministrativo della Toscana dà ragione ai movimenti e a Rifondazione Comunista che si erano opposti all’uso sconsiderato del sale e dell’acqua della Val di Cecina da parte della Solvay: l’estrazione massiccia di questo minerale per i prossimi 30 anni è incompatibile con la risorsa idrica della val di Cecina, mentre gli amministratori pubblici che hanno steso tappeti di velluto alla multinazionale belga,incredibilmente beneficiata dal dono del sale pubblico, e la Regione Toscana, che avrebbe dovuto controllare in sede di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), non hanno tutelato l’interesse pubblico e hanno agito illegittimamente.

La storia è nota: in una riunione romana, i massimi esponenti delle amministrazioni locali (comuni, Comunità Montana, Provincia, Regione) e i parlamentari locali concordano col ministero delle finanze di riservare alla Solvay, in cambio praticamente del nulla, lo sfruttamento delle concessioni minerarie della Salina di stato.

A fronte delle fortissime proteste popolari e di un giudizio negativo di una Commissione istituita dal Comune di Volterra e partecipata dalle associazioni ambientaliste, comincia l’opera di aggiramento per far sfruttare ad ogni costo ad un privato il sale pubblico. Una commissione di super-tecnici pagati dalla Solvay, istituita dalla Provincia, ribalta il giudizio della commissione comunale, senza però dare una spiegazione esauriente del grave deficit del bilancio idrico del fiume Cecina.

Ma il progetto industriale dello sfruttamento dei giacimenti è così palesemente insostenibile dal punto di vista della risorsa idrica, che in sede di VIA la Regione è costretta a chiedere alla Solvay misure compensative del prelievo. La Solvay tira fuori di tasca il progetto IDRO-S, con cui propone l’invasamento dell’acqua del Fiume nei pressi di Cecina, per poter utilizzare durante i periodi di siccità, a scopo industriale e idropotabile, l’acqua accumulata nei periodi di piena. Emerge però che l’acqua dei periodi di piena sarebbe certamente contaminata da mercurio e altri inquinanti , mentre alcune amministrazioni della Bassa val di Cecina dichiarano che quell’acqua non la farebbero mai bere ai propri cittadini.

Poco male, la Solvay ne prende atto e dichiara che l’uso sarà esclusivamente industriale. La Regione in sede di VIA accetta; ed è subito ricorso delle associazioni ambientaliste. Il TAR, e successivamente anche il Consiglio di Stato, danno loro ragione. Per poter sfruttare il sale e quindi prelevare enormi quantità di acqua, bisogna risolvere il problema idropotabile.

Solvay allora tira fuori dal cilindro una incredibile soluzione. Visto che con l’uso esclusivamente industriale risparmierà oltre 4 milioni e mezzo di euro che sarebbero occorsi per potabilizzare l’acqua dell’invaso, verserà pari importo alle amministrazioni pubbliche, che ossequiose ringraziano, per contribuire a realizzare un altro invaso di acqua potabilissima a Puretta, “ove [tale soluzione sia ] rispondente agli obiettivi individuati ed effettivamente realizzabile” (sì proprio così, si baratta la soluzione del problema con qualcosa che non si sa se sarà fattibile e risolutivo!!!) oppure per la realizzazione di altre misure “comunque idonee a soddisfare l’esigenza di integrare l’approvvigionamento idrico dell’alta Val di Cecina” (qui siamo ancora più nel vago). Inevitabile il nuovo ricorso delle associazioni ambientaliste e la nuova sentenza del TAR che rileva gravissimi vizi di legittimità in quanto la valutazione della fattibilità ed efficacia delle opere non è stata fatta, come doveva, a monte della VIA e addirittura non era stato nemmeno quantificato il fabbisogno di acqua occorrente a risolvere il problema. Di fatto l’invaso di Puretta, assai costoso e pagato prevalentemente dal pubblico, sarebbe stato sufficiente a coprire meno della metà dei consumi della popolazione di Volterra, e si e no il 10 per cento di quelli della Val di Cecina.

Grazie alla leggerezza delle istituzioni locali, per decenni la Solvay ha fatto violenza a questo territorio e si propone di farne in dosi ancora più massicce sfruttando a ritmi assai più veloci della salina i giacimenti che erano dei Monopoli di Stato. Ora il Tar, annullando le nuove concessioni alla Solvay, fa un po’ di giustizia. Ma certamente il gigante Belga non si rassegnerà e produrrà nuove “pensate” e pseudo-soluzioni, mentre temiamo nuovi episodi di piaggeria da parte delle autorità locali, sempre pronte ad obbedire.

La sospensione del Tar e la sconfitta del malgoverno ci dicono che siamo ancora in tempo a salvare il sale dagli artigli della rapace industria chimica. Ma per questo scopo bisogna invertire la rotta delle scelte degli enti locali. Noi cercheremo di produrre questo risultato, partendo dal fatto che ormai profonde crepe si sono aperte nell’unanimismo in favore della Solvay. Ma è certo che questo risultato non potrà esserci senza un rilancio della mobilitazione popolare per evitare soluzioni di comodo. Ci sentiamo impegnati anche per quest’ultimo obiettivo.

Partito della Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra

La Sinistra per Volterra

Rispettare l’acqua e il salgemma! Siamo ancora in tempo
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