Siamo arrivati a settembre e si avvicina il primo “step” del piano industriale presentato dalla Direzione Atisale spa, che prevede l’acquisto e il collaudo di una pastigliatrice entro il mese di ottobre, a fronte della Cassa Integrazione Straordinaria di 25 lavoratori su un totale di 53 dipendenti.

E’ di questi ultimi giorni la modifica dell’accordo già firmato il 14 maggio 2009, che non è stato approvato come proposto, con conseguente mancata approvazione della Cassa Integrazione Straordinaria.

La modifica consiste nell’aver sostituito la causa del ricorso alla CIGS per motivi aziendali con  motivi di ristrutturazione.

Stando alla legge quindi, i nuovi motivi alla base degli esuberi sono diventati, anziché l’andamento negativo dell’azienda in termini economici e finanziari, la necessità di fronteggiare inefficienze della struttura gestionale, commerciale e amministrativa, attraverso la razionalizzazione, il rinnovo e l’aggiornamento tecnologico degli impianti.

Ulteriore e di non poco conto è la conseguenza che la CIGS è passata dai 12+12 mesi ai 24 mesi continuativi.

La preoccupazione forte è che la società Atisale spa, considerando improduttiva e antieconomica la Salina di Volterra rispetto alle altre saline del gruppo (Sant’Antioco e Santa Margherita di Savoia) usi il ricorso alla CIGS come primo passo necessario a chiudere e vendere il “ramo secco” del gruppo.

Rammentiamo che l’Atisale ha visto confermata la concessione estrattiva mineraria dalla Regione Toscana nel 2006 per 30 anni e chi comprasse quest’azienda subentrerebbe nella concessione, oggi usata ad oggi dalla Solvay, che estrae il salgemma fornendolo in parte, per contratto, ad Atisale e usandone la maggior parte per il proprio stabilimento di Rosignano Solvay.

Già ai tempi dell’accordo del 1994 RC è stata contraria a questo regalo delle risorse del territorio  in cambio di nessun ritorno occupazionale (e la Cassa Integrazione ne è la conferma) e successivamente si è impegnata sovvenzionando e appoggiando le azioni legali, tutt’oggi in corso, presentate dal WWF contro le concessioni rilasciate dalla Regione Toscana, in assenza di garanzie e tutele ambientali.

In questa fase di crisi di Atisale, sarebbe per noi un errore, dettato magari dall’ansia giustificata e dalla paura del proprio posto di lavoro, affidarsi a salvatori occasionali, magari della nostra zona, che si offrono per l’acquisto dell’azienda, ma che di tutto si sono fino ad oggi occupati fuorchè di estrazione di sale e di concessioni minerarie.

Riteniamo necessario un partner industriale serio, in grado di gestire con adeguate competenze sia l’estrazione del salgemma sia l’innovazione tecnologica, assente oggi in Atisale, adottando anche misure di risparmio energetico.

Per questo RC ritiene a livello istituzionale sia aperta la vertenza Solvay, ritenendola l’unica seria e naturale acquirente della Ex Salina di Stato, poiché già utilizza le concessioni minerarie di Atisale.

La vertenza è necessaria per avviare finalmente una trattativa seria con la Solvay, dalla quale il territorio esca con un ritorno occupazionale e con verifiche serie dei programmi industriali a tutela dell’occupazione locale.

Appoggiamo quindi tutte le iniziative che i dipendenti riterranno opportune e invita tutta la cittadinanza a farlo, per dare così maggior forza e spessore ai colloqui, “tavoli di crisi” o iniziative legali promosse a livello istituzionale.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

vertenza Solvay
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